È sempre più importante, specialmente per chi si trova a fare i primi passi nel mercato del lavoro, avere una formazione quanto più completa possibile e, allo stesso tempo, capace di aprirsi a un mondo sempre più globalizzato e che mette in comunicazione diversi Paesi. Ecco perché trovare un nuovo impiego passa anche attraverso una buona competenza nelle lingue straniere, la cui valenza è stata oggetto di una ricerca condotta da Babbel e Openjobmetis, «la prima e unica Agenzia per il Lavoro quotata oggi in Borsa italiana». Nello specifico, sono stati intervistati 800 soggetti a cui è stato chiesto di mettere in relazione le loro abilità linguistiche in altri idiomi e le loro ambizioni professionali, oltre agli sbocchi che effettivamente potevano tenere in considerazione.
I dati emersi hanno tenuto conto di circa 3000 offerte di lavoro e si riferiscono a un periodo di tempo che include gli ultimi sei mesi, da cui sono state tratte delle considerazioni più che interessanti. Se, infatti, nel 55% dei casi è stata richiesta la padronanza di una lingua straniera come minimo, l’89% delle volte questa è stata esplicitamente l’inglese – e indipendentemente dall’ambito lavorativo contemplato. D’altronde, il 42% delle persone coinvolte ha specifiato di servirsi quotidianamente dell’italiano e di un’altra lingua sul posto di lavoro, che per l’87% di loro risulta essere l’inglese, per il 25% il francese e per il 23% il tedesco. Un idioma aggiuntivo, però, a volte non basta: non per niente il Friuli Venezia Giulia lo ha richiesto per l’85% dei casi, seguita da Campania (80%), Calabria (70%), Lombardia (70%), Emilia Romagna (65%) e Veneto (60%). Le lingue più gettonate sono state tedesco (80%), francese (70%) e spagnolo (60%), mentre in percentuali che oscillano fra il 20 e il 30% si sono piazzate le lingue dell’Europa dell’Est e asiatiche.
Come reagiscono i candidati a tale esigenza? Il più delle volte, inserendo nel curriculum vitae una sezione appositamente dedicata alle lingue parlate, con grado di abilità e diverse competenze. Il problema è che, stando a quanto verificato da Openjobmetis, ben il 37% di loro affermano di conoscere un idioma che, in realtà, all’atto pratico sanno poco o male, mentre addirittura il 58% ha un’opinione un po’ troppo alta delle proprie capacità e dichiara un livello linguistico superiore a quanto poi dimostrato durante un colloquio ufficiale di persona. La conseguenza è che, spesso, molti progressi per raggiungere il livello necessario a svolgere bene la propria mansione vengono fatti quando si è già stati assunti, o che un datore di lavoro debba temporaneamente accontentarsi nonostante le esigenze aziendali, in mancanza di candidati dalle preconoscenze adeguate. Conoscere l’andamento della domanda, perciò, può aiutare a proporre un’offerta sempre più elevata e adeguata, a favore della propria carriera e, più in generale, della propria formazione personale di base.
Eva Luna Mascolino
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