L’enciclopedia Treccani ha deciso di accettare la richiesta di alcune attiviste che, con una lettera, hanno suscitato una riflessione sulla definizione di donna e sui suoi sinonimi (dispregiativi) presenti nel suo vocabolario online.
La lettera che le attiviste hanno mandato alla direzione della Treccani non gira troppo attorno alla loro richiesta. La spiegano così: «Sapevi che nel dizionario dei sinonimi, in riferimento alla parola donna, esistono eufemismi come buona donna e sue declinazioni come più volgari come serva e altre ben più pesanti? Queste non sono le uniche espressioni associate al concetto di donna, ma tra i sinonimi ne esistono molti altri che si trasformano esempi ed epiteti dispregiativi, sessisti, qualcuno viene anche definito eufemismo come bella di notte, cortigiana, donnina allegra, falena, lucciola, mondana, passeggiatrice, e molti altri».
«La lettera firmata da cento donne» rispondeva Valeria Della Valle in una intervista rilasciata a Repubblica, direttrice della Treccani «per chiedere che una voce della Treccani venga modificata, merita tutto il rispetto e un’attenta lettura», ma poi chiosava con una interessante provocazione «Siamo sicure che eliminando “puttana”, “cagna”, “zoccola” e “bagascia” dal vocabolario dei sinonimi contribuiremmo a migliorare l’immagine della donna? Le parole hanno una storia che non si può cancellare. Secondo qualcuno i dizionari sono “cimiteri di parole”: lo sarebbero se si limitassero a registrare una lingua plastificata, politicamente corretta, che rappresenti una realtà come la vorremmo. Credo, al contrario, che il nostro sforzo comune debba essere quello di fare in modo che la lingua del disprezzo esaurisca il suo corso, rimanendo però come testimonianza sociale, storica, letteraria, del passato».
L’intenzione nobile della attiviste ha, però, avuto la meglio. Così dal vocabolario online Treccani ecco la virata decisiva che ha determinato la loro vittoria: sono state eliminate tutte quelle parole considerate sessiste e sostituite da espressioni più in linea con la figura femminile che danno, della donna, un altro tipo di immagine. «Con la speranza, questo è il mio augurio non solo da lessicografa, che la realtà (e poi la lingua) cambi, perché le parole non siano più solo femmine, i fatti non più solo maschi», conclude la la first lady dell’enciclopedia.
Maria Giulia Vancheri
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Maria Giulia, che in una parola si definisce logorroica, è una studentessa 24enne di giurisprudenza, a Catania. Dopo anni passati sui libri ha pensato bene di iniziare a scrivere per non infastidire più chi non volesse ascoltare le tante cose che aveva da dire. Riconosce di essere fashion… ma non addicted. Ama il mare e anche durante la sessione estiva non rinuncia alla sua nuotata giornaliera, che le rinfresca il corpo e i pensieri.
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