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Perché il Donbass è così importante per Ucraina e Russia
10 Febbraio 2022
EsteraBest politikAttualità

Perché il Donbass è così importante per Ucraina e Russia

Home » Best politik » Estera » Perché il Donbass è così importante per Ucraina e Russia

Perché si parla così tanto del Donbass in questo periodo? Ma soprattutto perché è così importante per Ucraina e Russia? Innanzitutto partiamo dall’etimologia del nome. Donbass è l’unione della parola Донецький (Donets’kyy) e Басейн (Basseyin), letteralmente Bacino del Donec. Un riferimento al fiume Don che si trova nella regione.

Istituto di Cultura e Arte dell’Università Nazionale di Luhansk

Inoltre, la regione del Donbass, a sua volta, è divisa in due regioni dichiaratesi separatiste: l’Oblast di Luhansk, e l’Oblast di Donetsk, la più famosa, ma soprattutto la più fruttuosa dell’Ucraina. Riguardo lo sport, la società più famosa di Luhansk è la squadra di calcio: la Zorya Luhansk. La città di Donetsk, invece, può vantare di avere società su più fronti. La più famosa società di calcio: lo Shakhtar Donetsk; di basket: la BC Donetsk; di hockey su ghiaccio: la HC Donbass; e di football americano: i Donetsk Scythians.  Per capire meglio perché questa regione sia la più ricca e perché si considera separatista bisogna fare dei passi indietro.

La band progressive metalcore Jinjer proveniente da Donetsk

La band progressive metalcore Jinjer proveniente da Donetsk

Il Donbass è la regione ucraina con la maggior industrializzazione della nazione, di conseguenza il punto fondamentale dell’economia ucraina, ma anche storico e culturale. E storicamente il rapporto tra Mosca prima, ed in seguito Kiev, non è stato sempre idilliaco. Dalla parte della Russia prevalse il sentimento di odio nei confronti di Stalin. La colpa della carestia denominata Holodomor (Голодомор in ucraino), di cui l’Ucraina fu vittima tra il 1932 ed il 1933, è dovuta alla gestione stalinista dell’impero sovietivo. Causando diversi milioni di morti. Invece, dalla parte della capitale della propria nazione la frustrazione e la sensazione di essere sfruttati e non ricompensati a dovere.

Quindi se poco dopo la caduta dell’Unione Sovietica il Donbass aveva lottato per l’indipendenza ucraina, pochi anni dopo consolidò maggiormente le sue idee indipendentiste regionali, precisamente a metà degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000. Il sentimento secessionista ed indipendentista si rafforzò quando l’oligarca Viktor Janukovych divenne Primo Ministro e salì al governo in tre mandati: 2002, 2004 e 2006.

Una foto dell’estrazione del carbone

Janukovych, era ovvio, che non volesse l’indipendenza del Donbass. Dapprima voleva, a modo suo, il bene della nazione. E dato che il Donbass da sempre produce il PIL più alto dell’Ucraina, gestiva le entrate tramite corruzione e clientelismo.

Janukovych, essendo dell’oblast di Donetsk e conoscendo le maggiori risorse del proprio paese, carbone ed acciaio, cominciò a far leva su questi argomenti. Viktor Jushchenko, l’oppositore del partito di centro-destra ucraino, però, iniziò ad accusarlo di brogli elettorali. E di conseguenza diede il via alla famosa rivoluzione arancione. Da lì in poi si sono susseguiti una serie di governi. Nel 2010, il governo filo-occidentale e filo-europista del presidente Jushchenko e del Primo Ministro Julija Tymoshenko cadde. Al suo posto, quindi, subentrò nuovamente Janukovych, questa volta come Presidente.

L’INIZIO E GLI SCONTRI DELL’EUROMAIDAN

Janukovych dichiaratosi inizialmente europeista, nascondendo il suo essere filorusso, confermò la volontà di voler ammettere l’Ucraina nell’Unione Europea. La situazione, però, degenerò nel 2013. Nonostante sembrasse che tutto si fosse concluso per l’entrata dell’Ucraina nell’Unione Europea, Janukovych non si presentò al summit di Vilnius. Sancendo, quindi, l’esclusione dall’Unione Europea dell’Ucraina.

Le proteste dell’Euromaidan nella capitale

Ai cittadini ucraini, soprattutto ai più giovani, non andò giù questa situazione. Scesero in piazza e cominciarono a sventolare il loro desiderio di un’Ucraina più europea. Dando quindi inizio all’Euromaidan.

La capitale Kiev fu bloccata per mesi a causa degli scontri violenti tra la polizia e i cittadini. Con atrocità commesse da ambo le parti. Soprattutto quando un mese più tardi, a dicembre, la Russia acquistò 15 miliardi di titoli ucraini e abbassò il prezzo della fornitura del gas. Janukovych, nel frattempo, era scappato in Russia, e proprio dai russi si venne a conoscenza di un massacro di filo-russi da parte di militanti dell’estrema destra ucraina sotto il nuovo governo di Oleksandr Turchinov ad Odessa, nel sud dell’Ucraina. Ben quarantasei persone filo-russe furono uccise. Militanti di cui la maggior parte di loro erano accostati alla malavita locale collusi con il nuovo governo ucraino.

La Donbass Arena prima che venisse danneggiata dagli scontri delle forze governative ucraine e miliziani filorussi

Da lì cominciarono i malumori anche in Crimea, ma non solo. I filo-russi sul suolo ucraino sono presenti ad ovest, a sud e ad est. Decisero quindi di riallacciarsi alla Russia. Proprio la Crimea è stata la prima, e finora anche l’unica, ad essere rappresentata nuovamente sotto la nazione russa, seppur non riconosciuta da tutti, tra cui ONU ed UE. Infatti, nel marzo del 2014, ci fu un referendum anticipato, che in realtà doveva tenersi a maggio, in cui si raggiunse il quorum, oltre l’84% dei crimeani votò sì per il ‘ritorno in Russia’.

La Russia, avendo raggiunto il suo traguardo con la Crimea, virò anche sul Donbass, ma non con lo stesso risultato. O, almeno, non ancora. Il problema è che il Donbass non è la Crimea. Gli abitanti del Donbass semplicemente hanno sentimenti di indipendenza, idee separatiste. E dato gli scontri con la stessa Ucraina, lo spirito della minoranza russofona si fa sentire di più dal momento in cui la Russia offre armi e strumenti ai ribelli del Donbass. Ciò si è verificato soprattutto quando Igor Girkin e Valerij Bolotov, ex agenti segreti russi, si sono autoproclamati leader delle forze armate rispettivamente della Repubblica di Donetsk e della Repubblica di Luhansk. Pronto al contrattacco anche con l’Ucraina stessa.

LA NATO, LA RUSSIA E I RUS’ DI KIEV

Con l’insurrezione di una probabile guerra ai margini Biden, nel dicembre del 2021, ebbe un incontro, seppur a distanza, con Putin. Gli Stati Uniti da tempo monitorano la situazione tra Ucraina e Russia. Ad ogni movimento russo a danno della nazione ucraina, gli Stati Uniti non avranno problemi a sanzionare la Russia pesantemente. Putin, dal canto suo, non vuole che l’Ucraina entri nella NATO. In tal caso, invaderebbe i confini ucraini.

La Rus’ di Kiev tra il 1054 ed il 1132

Ma quindi la Russia ha interesse a prendere il Donbass? No, alla Russia non interessa il Donbass. Putin trae vantaggio nelle situazioni più disparate per agire assecondando le sue priorità. Ed il caos creatosi nel Donbass ne è la prova lampante. Il desiderio di Putin è di riavere nella sua Russia la nazione che una volta ha fatto parte dell’Unione Sovietica, l’Ucraina. Così come anche la Bielorussia. Inglobare Stati sotto il proprio controllo come lo è stato già una volta è un modus operandi tipico della Federazione russa. Proprio a Kiev, infatti, nel medioevo, nacque il principio dell’odierna cultura russa. E lo Stato della Rus’ di Kiev.

Lo Stato della Rus’ di Kiev era un insieme di tribù provenienti dalle zone dell’est e del nord Europa. Le tribù erano vichinghe, baltiche, finniche ed ovviamente anche slave. Quando iniziarono ad espandersi a nord, nell’odierna Bielorussia e paesi baltici, e ad est, nell’odierna Russia, Kiev venne man mano lasciata a se stessa. Con la sola nomea di essere stata la culla della cultura slava attuale. Ecco perché Putin è interessato a Kiev e all’Ucraina.

CI SARÀ UNA GUERRA?

La paura c’è. I presupposti anche. E per quanto l’Ucraina possa essere preparata, non potrà mai uscirne vincitrice. In realtà, le sensazioni di un’imminente guerra sono alquanto basse, nonostante le posizioni strategiche dei carrarmati di Putin piazzati a sud-est, ad est e a nord dell’Ucraina. Non dimentichiamo che l’obiettivo di Putin è sempre Kiev.  Secondo l’agenzia di stampa statunitense Bloomberg, l’inizio di una presunta guerra è semplicemente un pretesto per ottenere più consensi dai propri oligarchi, ma soprattutto dal popolo. La campagna vaccinale in Russia ha fatto acqua da tutte le parti, ed il governo Putin ha perso parecchi consensi. Quindi forzare la mano sul non ingresso delle ex nazioni sovietiche nella NATO e mostrare l’artiglieria pesante intorno ai confini ucraini è un messaggio che vuole presentarsi intimidatorio nei confronti degli Stati Uniti, ma anche al mondo intero.

I carri armati russi posizionati sul confine ucraino

La tensione Ucraina-Russia è sicuramente una questione di estrema importanza per l’Europa. La maggior parte del gas esportato in Europa proviene proprio dall’Ucraina, circa il 40%, tramite la Russia. Per quanto l’Europa abbia trovato una soluzione autonoma per le forniture di gas, la percentuale risulta ancora bassa a soddisfare il fabbisogno richiesto. Europa che si è sempre mostrata diffidente riguardo al conflitto russo-ucraino. Solo in questi giorni i leader europei stanno cercando il dialogo con il leader della Federazione russa. Sperando che si possa trovare una soluzione al più presto per calmare questa tensione anacronistica ed obsoleta.

Simmaco Munno

 

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About Simmaco Munno

Nato e cresciuto a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, quando il grunge esplodeva a livello globale, cioè nel ’91, e cresciuto a pane e pallone, col passare del tempo ha iniziato a sviluppare interessi come la musica (sa mettere le mani almeno su tre strumenti) la letteratura e la linguistica. Con un nome provinciale e assonante con la parola sindaco, sogna di poter diventare primo cittadino del suo paese per farsi chiamare “Il sindaco Simmaco”.

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