Dopo l’approvazione della Camera, arriva in Senato una delle misure più contestate del nuovo codice della strada: il ritiro immediato della patente per chi verrà trovato positivo al test salivare antidroga. La riforma elimina dall’art. 187 del codice della strada la richiesta di uno stato di alterazione psico-fisica: diventa reato il mettersi alla guida di un veicolo (motorizzato o meno) dopo aver consumato droga (di qualsiasi tipo, anche cannabis), indipendentemente da quanto tempo sia passato (anche nei giorni precedenti). La nuova normativa prevede anche che il test salivare rientri fra i controlli preliminari della Polizia sugli automobilisti.
Per rilevare la positività, verranno impiegati dei test salivari. Inoltre, secondo la nuova normativa, una volta accertata la positività al test, automaticamente scatterà il reato (e dunque la denuncia in sede penale): non sono infatti previste delle soglie di tolleranza (com’è invece previsto per la fattispecie di guida in stato di ebbrezza). A quest’ultima previsione si ricollega la conseguente abrogazione della norma che prevedeva la necessità di provare la sussistenza della guida in stato di alterazione dovuto a stupefacenti. Infine, oltre alla revoca della patente e all’instaurazione del procedimento penale, vi sarà anche il divieto di conseguirla per i successivi 3 anni. Nel caso in cui il soggetto si rifiuti di sottoporsi al test, si applicherà la medesima disciplina prevista per il caso in cui ci si rifiuti di sottoporsi all’etilometro: verrà contestato il reato nella sua forma più grave. Inoltre, in base all’esito positivo del test, la Polizia potrà vietare al conducente del veicolo di proseguire la guida dello stesso: in tal caso, il soggetto fermato dovrà incaricare un altro di condurre il veicolo nel luogo che desidera, altrimenti si procederà al sequestro dello stesso.
Il punto critico principale della nuova normativa, che desta molte perplessità da parte della giurisprudenza, è che questi test salivari sono in grado di rilevare la positività anche nel caso in cui le sostanze stupefacenti siano state assunte giorni prima rispetto al momento in cui viene effettuato il controllo dalla Polizia. Risulta evidente quindi che un soggetto potrebbe avere assunto sostanze stupefacenti nei giorni precedenti, non essere alterato da droghe al momento del fermo, eppure risultare positivo ed incorrere ineluttabilmente nel ritiro immediato della patente, nonché nel successivo procedimento penale. Dunque, stando a quanto previsto dal testo di legge, la condotta in esame diventerebbe reato senza che sia più necessario provare il nesso causale fra l’assunzione della sostanza da parte del conducente e la guida del veicolo in stato di alterazione, che oggi è richiesto dalla consolidata giurisprudenza della Cassazione.
Altro profilo problematico è quello relativo al fatto che, applicandosi il codice della strada a tutti i veicoli, anche nel caso in cui ad essere fermato dalla Polizia fosse il conducente di un veicolo non motorizzato (come le biciclette e i monopattini), e risultasse positivo al test salivare antidroga (anche in assenza di uno stato effettivo di alterazione attuale), incorrerebbe comunque nel procedimento penale. Si specifica che ovviamente non incorrerebbe nella sospensione immediata della patente, perché non è richiesta una patente per guidare una bicicletta o un monopattino.
Per quanto riguarda coloro che, a causa di malattie croniche, debbano assumere cannabis terapeutica su prescrizione medica, è previsto che sia necessario mostrare tale certificato al momento del fermo, prima del test salivare, al fine di non incorrere nelle sanzioni predette. Più precisamente, pare che all’interno del certificato dovrà essere specificato dal medico che anche il quantitativo non altera la capacità di guida (ma è necessaria una maggiore precisazione da parte del legislatore, che dovrebbe avvenire prossimamente).
Stefania Piva
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È nata e vive a Milano. È Avvocato, laureata in giurisprudenza all’Università Statale di Milano, ha svolto la pratica forense presso l’Avvocatura dello Stato di Brescia, e si è specializzata presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università Statale di Milano. Da sempre appassionata di politica e giornalismo, ha scritto in precedenza per il giornale locale ABC Milano.
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