BARQA – Se è vero che l’ISIS in Libia non ha la potenza militare che potrebbe avere in Siria o in Iraq, è altrettanto vero che sa come farsi sentire ugualmente. Si tratta dell’ultima strage di ostaggi compiuta dal Califfato contro poveri innocenti uccisi in nome di Allah. A est del Paese sono stati giustiziati, in diretta, 29 uomini di origine etiope e di fede cristiana. Le modalità degli omicidi sono quelle dell’ISIS, non v’è dubbio: a ogni uomo corrisponde un giustiziere. I prigionieri, dopo un lungo cammino per le coste, sono stati condotti al luogo della loro imminente decapitazione. Successivamente ai consueti rituali pre-esecuzione, i quali comprendono diverse rivendicazioni da parte del mondo islamico con minacce di morte in caso di mancata conversione all’islam, si procede alla decapitazione. Gli orrori, però, non finiscono qui: sul canale Al Furqan, di proprietà dell’ISIS appaiono immagini di chiese rase al suolo, croci demolite e persino una foto del precedente pontefice Joseph Ratzinger.
«Diciamo ai cristiani che vi troveremo ovunque, anche se sarete protetti in roccaforti fortificate» sostiene a gran voce uno dei miliziani. Il boia del movimento terroristico, Jihadi John, si riconosce nel video grazie al suo tipico abbigliamento (custodia in pelle per la pistola e cappuccio nero), al tono di voce e all’atteggiamento inconfondibile. In mancanza di ostaggi di origine occidentale, lo Stato islamico ha pensato bene, a quanto pare, di procurarsi degli ostaggi “compatrioti”. La Libia, luogo in cui è stata compiuta la strage, è infatti una nazione debole, logorata dalle guerre civili del post Gheddafi: due milizie si contendono il suo controllo, quella di matrice musulmana e quella laica. Analoga tattica è stata usata per conquistare Iraq e Siria perché alla base vi sono la discordanza, la guerra civile e lo squilibrio interno dello Stato un tempo colonia italiana. Il Califfato continua a soggiogare le nazioni; il suo manifesto, per l’appunto, parla di un futuro illuminato da Allah, anche se la realtà è rappresentata da un presente nero come la terra prima di essere macchiata dal loro sangue.
Francesco Raguni
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