Siamo in Nepal. A Katmandu, la capitale, negli ultimi giorni si stanno manifestando scontri tra civili e forze dell’ordine a causa di una rivolta contro il governo da parte della Generazione Z. Per chi non lo sapesse, le persone che fanno parte della Generazione Z sono quelle nate tra il ’95/’96 e il 2010/2012. Quindi persone che al momento hanno tra i 13 e i 30 anni di età. E sono quelle persone cresciute con un ampio uso della tecnologia come computer, cellulari, smartphone, ma soprattutto i social. Ormai di vari tipi. E proprio dai social parte questa rivolta.
I social, come molti possono pensare, non sono solo strumenti usati come passatempi o per generare scandali, con i temi più disagiati ed improponibili. In Nepal, come anche in altre nazioni, rappresentano anche mezzi per lavorare e trovare lavoro, comunicare con famiglia, parenti ed amici lontani, per studiare, ma soprattutto per denunciare anche atti illeciti.
In questo caso abbiamo l’esempio della campagna anti-corruzione organizzata dai giovani manifestanti partendo proprio dai social. Ormai si sa che i social sanno smuovere masse sia in positivo e purtroppo anche in negativo. Questa campagna anti-corruzione mostrava come alcuni membri del governo utilizzassero i soldi pubblici per uno stile di vita lussuoso. Uno stile di vita che ai cittadini e lavoratori più giovani e studenti in evidente stato di disoccupazione e precarietà non è piaciuto.
La rivolta, però, nasce quando è proprio il governo a disattivare 26 piattaforme social diverse, tra cui i più usati come WhatsApp, Facebook ed Instagram, non appena scopre questa campagna anti-corruzione che man mano sta prendendo più forma. L’accusa del governo verso i cittadini era di non essersi registrati in tempo presso il ministero competente. Un’accusa che è sembrata una forma di censura e un sentimento autoritario da parte della Generazione Z. Dapprima la rivolta è iniziata in modo pacifico, poi, però, sono iniziati ad arrivare i disordini.
Si contano circa 20 morti tra i manifestanti e più di 400 i feriti. Numeri causati dalla violenta risposta da parte della polizia la quale ha iniziato a fare fuoco sulla folla. La reazione altrettanto violenta da parte dei manifestanti non è tardata ad arrivare, il che ha destato non poca pressione sui politici locali. Nonostante il ripristino in giornata delle normali funzioni delle piattaforma social, la rivolta non si è fermata. Il Parlamento è stato preso a fuoco e fiamme, così come anche le abitazioni di politici ed ex politici.
La rivolta ha causato la morte della moglie di un ex membro del Parlamento a causa delle ustioni subite. Ciò ha portato persino alle dimissioni di vari politici tra cui il Premier del Nepal Sharma Oli, di cui anche la sua casa vittima degli attacchi. Oltre alle dimissioni vi sono anche persecuzioni verso alcuni membri del governo. Una vera e propria rivoluzione sfociata in una guerriglia urbana per la lotta ai propri diritti e salvaguardare la propria dignità. Una vera e propria voce rabbiosa che parte dai soliti cliché delle classi politiche come promesse non mantenute, più posti di lavoro mai arrivati, ed altre situazioni da scaturire lo scontento generale.
Il potere dei social, quindi, è un potere che non va sottovalutato. Perché in casi come questi può significare le sorti di un Paese.
Simmaco Munno
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Nato e cresciuto a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, quando il grunge esplodeva a livello globale, cioè nel ’91, e cresciuto a pane e pallone, col passare del tempo ha iniziato a sviluppare interessi come la musica (sa mettere le mani almeno su tre strumenti) la letteratura e la linguistica. Con un nome provinciale e assonante con la parola sindaco, sogna di poter diventare primo cittadino del suo paese per farsi chiamare “Il sindaco Simmaco”.
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