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Letteratura russa e conflitto: le parole di una studentessa di russo
14 Marzo 2022
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Letteratura russa e conflitto: le parole di una studentessa di russo

Home » Università » Letteratura russa e conflitto: le parole di una studentessa di russo

La letteratura russa è probabilmente la migliore dell’Ottocento. Opere letterarie di inestimabile valore. La questione russo-ucraina oltre a mettere in crisi totale l’Ucraina sta mettendo in discussione tutto ciò che riguarda la Russia. Una situazione che sta alimentando sempre più un certo tipo di psicosi sviluppatasi già due anni fa con l’arrivo del COVID. La prima guerra che si combatte sui social come Facebook ed Instagram. Come se in qualche modo dall’inizio del 2020 qualche forza maggiore volesse mettere alla prova il nostro status mentale, mettere alla prova i nostri nervi.

Questa guerra vede la Russia come carnefice. Parecchie sono state le sanzioni effettuate ai danni della nazione, dallo sport agli spettacoli, ai videogiochi e siti web, fino ad arrivare alla cultura. Ho quindi deciso di intervistare una studentessa di russo, sia di lingua che di letteratura, Debora Mazzuca. Debora viene da Marano Marchesano, provincia di Cosenza. Nel dicembre del 2021 si è laureata in lingue e culture comparate in russo e cinese all’Orientale di Napoli.

La letteratura russa ottocentesca risulta essere molto attuale in questo periodo. E quindi chiedo a Debora come i tre autori principali della letteratura russa, Gogol’, Dostoevskij e Tolstoj, avrebbero vissuto questo momento.

<<La domanda è complessa e necessita di un esercizio di immaginazione, ma prima proviamo a dare un po’ di contesto. Gogol’ è nato nel 1809, Dostoevskij nel 1821, Tolstoj nel 1828 parliamo quindi di tre autori contemporanei, tre grandi della letteratura russa dell’Ottocento. La loro vicinanza storica ci permette di supporre dunque che avessero più o meno lo stesso vissuto a livello sociale, politico e storico. Con la differenza che nelle loro opere viene trasmesso e veicolato in modo diverso.

Troviamo un Gogol’ cupo, nel suo più celebre romanzo Le anime morte (in russo мëртвые души, all’inizio intitolato Le avventure di Čičikov ) dove racconta della storia di un personaggio diabolico, tale Čičikov , in una Russia oscura, infernale. Perché di inferno si parla, di decadenza morale. Un tentativo, quello di Gogol’, di riprodurre un inferno dantesco alla russa. Infatti, pare che il progetto originale prevedesse altre due “parti”, ricalcando la tripartizione delle cantiche dantesche.

Nelle anime morte, la stessa parola “anima” prende un significato diverso: con questa, infatti, si intende il servitore della gleba di sesso maschile, per il quale il padrone doveva continuare a pagare il testatico* (n.d. r. il testatico nel Medioevo era un tipo di tassazione individuale, appunto, per “testa”) anche dopo la morte, fino al prossimo censimento (che avveniva ogni 5 anni).

Il piano malefico di Čičikov è di comprarle a buon mercato, accumulare queste, appunto, “anime morte” e ipotecarle per ottenere un grosso capitale. Anche questa sua opera stravagante e malvagia fu oggetto dell’interessamento della censura zarista, la quale addirittura impose il sottotitolo “poema” allo scrittore. Come per sottolineare l’assoluta intenzione romanzesca dello scritto.

Dostoeskij vive, dal suo canto, una situazione di prima mano, di disperazione, prigionia, di sopruso la parte dell’autorità: lo ritroviamo a più riprese nelle sue opere e in particolare in Memorie dalla casa dei morti (in russo записки из мëртвого дома) è un romanzo semi-autobiografico, pubblicato sulla rivista Vremja (Il tempo) tra il 1860-1862, nel quale ritrae la vita dei condannati in un campo di prigionia siberiano, preludio dei famigerati gulag stalinisti.

Il suo coinvolgimento all’interno del circolo Petraševskij costerà a Dostoevskij una condanna a morte commutata in 4 anni di prigionia in Siberia. Il circolo era un gruppo progressista di oppositori dell’autocrazia zarista, quelli che oggi potrebbero essere gli oppositori allo strapotere di Putin.

Il bello di avere questi tre scrittori così ravvicinati nel tempo è poter avere testimonianze delle reazioni degli stessi alle opere dell’altro.

Per esempio, Tolstoj definì le Memorie dalla casa dei morti come l’opera di Dostoevskij più vicina al «modello dell’arte superiore, religiosa, proveniente dall’amore di Dio e del prossimo».

L’interazione tra questi tre personaggi, queste pietre miliari della letteratura, ci permette di immaginare quali potessero essere le loro reazioni. E anche la loro storia ce lo fa intuire, sono tutti e tre venuti già a contatto con situazioni di guerra, di decadenza, di censura, di repressione.

Sicuramente, per l’autore di guerra e pace, la guerra non è mai stata un’opzione. D’altro canto, vedrebbe in Putin l’ennesimo fantoccio, l’eroe mancato come Napoleone o gli zar, quel genere di personaggio che prende parte alla guerra come una sagoma, perché chi veramente prende parte agli eventi della storia, lo fa in maniera pratica e soprattutto non se ne rende conto.

Il filo conduttore tra questi tre autori è stato individuato da Paolo Nori, il quale ha curato l’edizione di tre racconti, Le memorie di un pazzo di Gogol’, Il sogno di un uomo ridicolo di Dostoevskij, Memorie di un pazzo di Tolstoj, sotto il titolo Tre matti, edito Marcos y Marcos. Proprio lo scrittore e traduttore Paolo Nori è stato al centro di polemiche che hanno interessato il suo ciclo di lezioni su Dostoevskij.

L’avvenimento ci dà un ulteriore occasione di riflessione sull’importanza della letteratura come lettura della realtà ma anche come strumento per curare quell’isteria collettiva che come un’onda sta seguendo le sanzioni. Dal mondo dello sport a quello dello spettacolo, passando per la letteratura, si ha paura anche solo a nominare la Russia. Quando invece ci sarebbe ancora tanto bisogno di parlare di letteratura russa e di Dostoevskij, c’è una memoria da salvaguardare e da curare, che solo la letteratura può regalarci.>>

C’è un particolare da non sottovalutare in questo momento nella letteratura russa. Dostoevskij considera Gogol’ il padre della letteratura. Gogol’, però, è nato a Velyki Soročynci, nell’odierna Ucraina, da una famiglia ucraina, ma non viene considerato come uno dei migliori autori della letteratura ucraina, anche se all’epoca l’Ucraina era ancora agglomerata all’impero zarista sovietico. Ho chiesto quindi a Debora se potesse esserci un caso in cui un qualsiasi cittadino ucraino richiedesse ciò che comunque potrebbe farne tranquillamente parte.

<<In un contesto in cui l’identità ucraina è stata minacciata e ora più che mai sotto attacco, non mi sorprenderebbe affatto apprendere che qualcuno voglia avvalersi delle origini di questo scrittore per “tirarlo” dalla loro parte. Del resto, però, restiamo fedeli alla storia: Gogol’ nacque e visse per 19 anni della sua vita nell’attuale Ucraina, nella regione di Soročincy che ai suoi tempi era parte dell’impero russo.>>

Adesso passiamo a Tolstoj. L’autore di Anna Karenina e Guerra e Pace si è sempre considerato pacifista e lo ha fatto intendere soprattuto in quest’ultimo romanzo. Schierandosi sempre dalla parte più povera e proletaria della Russia e scagliandosi contro lo zar dell’epoca, è lecito chiedersi se in questo momento potesse essere un perseguitato dallo Stato russo.

<<Possiamo facilmente immaginare che il suo pacifismo antimilitarista lo avrebbe portato, in un contesto come il nostro e quello che si è creato in Russia in questi giorni, ad essere tra i primi ad insorgere con lo slogan “niet vaine!”. E ad essere quindi arrestato di conseguenza, come sono stati arrestati migliaia di russi che sono scesi in piazza per manifestare e che pagheranno le conseguenze economiche delle sanzioni. Tolstoj sosteneva il bisogno di una lotta assolutamente non violenta, egli era contro le istituzioni e il servizio militare, e per questo anche contro quelle rivoluzioni che portavano il fucile in spalla.>>

Tornando a Gogol’, chiedo a Debora come potrebbe descrivere l’Ucraina di oggi.

<<Gogol’ me lo immagino sofferente, nel vedere la terra dove di fatto è nato, essere martoriata e vilipesa come ci suggeriscono le immagini di questi giorni. La sua Ucraina, quella dell’opera “Veglie alla fattoria presso Dikan’ka” (una raccolta di racconti scritti tra il 1829 e il 1832) o del racconto Vij, era una terra magica, con un forte fattore esoterico, che prende un taglio quasi onirico e senza tempo, affondando e saggiando a pieno le proprie origini e il folklore. L’Ucraina di oggi potrebbe trovarla disillusa, meno sognante di quanto non lo fosse prima ai suoi occhi, non più popolata da vecchie streghe affamate di vendetta, non più grottesca nel senso esoterico del termine ma persa, invasa, schiacciata.>>

Debora tu sei un’appassionata di tennis, quindi immagino che da buona studiosa della cultura russa ti interessi anche dei tennisti russi e delle tenniste russe.

<<Assolutamente, da studiosa e da tennista seguo con molto interesse l’ascesa dei tennisti russi che negli ultimi anni hanno fatto una scalata enorme: prendiamo il caso di Danil Medvedev, fresco di conquista del primo posto nel ranking, la prima volta dopo 18 anni qualcuno fuori dalla top 4 (Murray, Nadal, Federer, Djokovic) conquista l’olimpo dell’ATP. Di recente è stato imposto a Danil e il suo collega e connazionale, Karen Khachanov, di rimuovere la bandiera russa dai propri social. Ciò che è certo è che non saranno questo genere di provvedimenti a sanare la situazione ucraina, non è nell’espressione di un’emoticon in una bio su instagram che si esprime il proprio consenso per ciò che il presidente russo sta facendo agli ucraini e alla sua stessa popolazione. Il mondo dello sport dovrebbe, a mio parere, prendere parte agli aiuti e alle espressioni di solidarietà, senza però voler per questo oscurare la nazionalità degli atleti con la sola colpa di essere russi.>>

Ci sono delle cose che Debora vorrebbe dire a Putin e a Zelensky in questo momento.

<<Vorrei poter dire ad entrambi di deporre le armi, di cercare un accordo quanto più vantaggioso per entrambe le parti e farei appello alla fratellanza che dovrebbe unirli, ognuno mantenendo la propria unicità, caratteristiche e libertà di autodeterminazione. Non esiste altro appello se non quello verso la pace.
Vorrei finire con una citazione proprio di Tolstoj, che mai come ora mi sembra sia adatta:
La storia dell’umanità è piena di prove che la violenza fisica non contribuisce al rialzamento morale e che le cattive inclinazioni dell’uomo non possono essere corrette che dall’amore; [..] che la vera forza dell’uomo è nella bontà, la pazienza e la carità; che solo i pacifici erediteranno la terra.>>

Simmaco Munno

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About Simmaco Munno

Nato e cresciuto a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, quando il grunge esplodeva a livello globale, cioè nel ’91, e cresciuto a pane e pallone, col passare del tempo ha iniziato a sviluppare interessi come la musica (sa mettere le mani almeno su tre strumenti) la letteratura e la linguistica. Con un nome provinciale e assonante con la parola sindaco, sogna di poter diventare primo cittadino del suo paese per farsi chiamare “Il sindaco Simmaco”.

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