La Moldavia ha accettato il percorso per l’adesione nell’Unione europea. Nel referendum, trionfano i “Sì“, anche se il margine con la controparte risulta essere labile. Difatti, tenendo conto che le schede scrutinate, finora, sono state il 99.2% , si evince chiaramente che, i “No” sono soltanto qualche migliaio in meno. Precisamente il 50,3% dei moldavi ha approvato il quesito referendario, mentre il 49,7% invece lo ha bocciato.
Non è ancora il risultato ufficiale, ma il margine scrutato dalle schede esaminate, è sufficiente a sancire il risultato definitivo. Sono stati tantissimi i cittadini moldavi, emigrati nei Paesi europei, negli Stati Uniti e in Canada, a votare dall’estero. Indi per cui le loro schede sono state scrutinate più tardi e hanno reso possibile la vittoria del fronte filo europeo.
La Moldavia ieri è giunta alle urne, per affrontare sia le elezioni presidenziali e anche il referendum. Le votazioni sono state un forte segnale sociale, soprattutto, considerando lo scenario attuale, ovvero quello dove Russia intrattiene sempre meno legami con l’Occidente.
Il risultato europeista del referendum, potrebbe non bastare. In primo luogo, il fronte moldavo filo occidentale, non è di molto superiore rispetto al resto della popolazione. In secondo piano, invece, la presidente uscente Maia Sandu, la quale ieri ha raggiunto il 41,9 per cento dei voti, andrà al ballottaggio, il 3 novembre, con l’ex procuratore, candidato del partito socialista filorusso, Alexandr Stoianoglo.
Il medesimo ha preso il 26 per cento dei voti, più di quanto ci si aspettasse dai sondaggi, i quali prevedevano tra l’altro una vittoria schiacciate del “Sì” all’Europa. La spaccatura del Paese rende ancora più difficile il processo di riforme, soprattutto dopo le elezioni legislative del prossimo anno.
La vittoria del “Sì” comporta una modifica della costituzione “confermare l’identità europea del popolo moldavo e l’irreversibilità del percorso di integrazione europea, dichiarando quest’ultimo un obiettivo strategico della Repubblica Moldava“. Questa è la dichiarazione della presidente filoeuropea Maia Sandu.
“La Moldova ha dovuto affrontare un assalto senza precedenti alla libertà e alla democrazia, sia oggi che negli ultimi mesi”, aveva gridato la presidente filo-occidentale del Paese, Maia Sandu, durante lo spoglio dei voti delle presidenziali, aggiungendo poi “i gruppi criminali” hanno cercato di “indebolire il processo democratico“.
Le accuse contro Mosca della presidente moldava includevano il finanziamento di gruppi di opposizione filo russi, la diffusione di disinformazione, l’ingerenza nelle elezioni locali e il sostegno a un importante programma di acquisto di voti. Sandu ha parlato di un “attacco senza precedenti alla libertà e alla democrazia del nostro Paese” da parte di “forze straniere“.
“Maia Sandu deve mostrare le prove di quello che dice, quando denuncia di non avere abbastanza voti a causa di gruppi criminali“, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.
“Prima di tutto, non spiega di quello che parla. Secondo, sono state fatte accuse molto gravi contro questi gruppi criminali e quindi bisogna presentare almeno alcune prove all’opinione pubblica“, ha aggiunto. “Sarebbe positivo se Sandu potesse spiegare tutti i voti non allineati alla sua posizione (oltre i 300mila che sarebbero stati comperati, ndr). Sono tutti frutto di ‘gruppi criminali’? O significa che i moldavi che non la sostengono sono tutti associati a gruppi criminali? Ci sono molte sfumature”.
Il Cremlino, in risposta, denuncia un aumento “anomalo” di voti per Sand, in favore dell’integrazione all’Ue al referendum. “I dati che vediamo oggi, quelli che stiamo tenendo sotto controllo, le dinamiche della loro variazione, sollevano molte questioni“, ha aggiunto Peskov.
“Qualsiasi osservatore più o meno al corrente con l’essenza del processo politico può accorgersi di tali anomalie“, ha sottolineato il portavoce del Cremlino, precisando come sia chiaro che in molti non stiano sostenendo la Presidente uscente.
Fonte foto in evidenza: Afp
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