Lo rivela il Wall Street Journal, con conseguente conferma da parte del capo della base Bemowo Piskie, Christopher L’Heureux: «Mi stavano geolocalizzando». Stessa sorte per gli altri ufficiali sotto il suo comando. Gli attacchi hacker che hanno subito i militari NATO in Polonia dimostrano più che mai come lo smartphone possa rappresentare il nuovo tallone d’achille per gli eserciti occidentali. Altri episodi similari sono stati segnalati anche in Estonia, da parte di un contingente britannico.
GPS, informazioni private, account e password dei vari profili Facebook, Instagram ed altre app. Gli Smartphone, ad oggi, sono una vera e propria banca dati. Se essere vittima di un attacco hacker rappresenta una vera e propria tragedia per ogni cittadino comune, immaginate la gravità di un evento del genere per un militare. A lanciare l’allarme, come detto, il colonnello statunitense Christopher L’Heurex, che racconta al WSJ come si sia accorto che il suo smartphone era inspiegabilmente in modalità “Trova il mio iPhone”: qualcuno stava cercando di localizzarlo.
Il capo della base polacca e responsabile del posizionamento tattico delle truppe, dopo aver notato che le operazioni venivano svolte da un IP russo, ha deciso di effettuare ulteriori verifiche. Quello non era il primo tentativo e anzi, gli spostamenti del colonnello erano tracciato già da tempo. Per gli altri ufficiali è solo un tentativo goffo, ma per gli esperti si tratta di ben altro.
Un avvertimento? Forse. Casi di conflitto di indirizzo IP permetterebbero al nemico non solo di rallentare le operazione, ma anche di ricostruire spostamenti fino a comunicare istruzioni sbagliate. Il messaggio che gli hacker al di là del confine europeo stanno mandando è al quanto chiaro e limpido: «Possiamo sapere dove siete». E il rischio di mandare a monte intere operazioni si fa quanto mai reale. In Estonia, dove come dicevamo qualche riga più in su hanno riscontrato altri casi di hackeraggio, la questione è stata presa molto più seriamente.
Esercitazioni da svolgersi rigorosamente senza telefono. E se qualcuno ha voglia di sgarrare ne pagherà personalmente le conseguenze: ad ogni esercitazione i soldati dovranno attraversare un lago gelido con l’attrezzatura addosso. Il rischio di far diventare l’intero contingente un bersaglio facile per gli hacker russi sembra così scongiurato (forse).
Quanto accaduto in Estonia, oltretutto, è stato al dir poco singolare: nessuna impostazione selezionata, nessun avvertimento particolare dal telefono. Solo canzoni sconosciute improvvisamente inserite nella playlist e qualche contatto cancellato. Segno che gli hacker possono “manifestarsi” in ogni modo. E proprio lungo il Mar Baltico Lettonia, Lituania e la già citata Estonia sono state vittime di un attacco hacker a lungo raggio. Rete internet KO e tre stati totalmente in tilt. Da quelle parti la guerra cibernetica è iniziata già da tempo. Per le forze militari il passo sembra breve.
Francesco Mascali
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Proprietario, editore e vice direttore di Voci di Città, nasce a Catania nel 1997. Da aprile 2019 è un giornalista pubblicista iscritto regolarmente all’albo professionale, esattamente due anni dopo consegue la laurea magistrale in Giurisprudenza, per poi iniziare la pratica forense presso l’ordine degli avvocati di Catania. Ama viaggiare, immergersi nelle serie tv e fotografare, ma sopra tutto e tutti c’è lo sport: che sia calcio, basket, MotoGP o Formula 1 non importa, il week-end è qualcosa di sacro e intoccabile. Tra uno spazio e l’altro trova anche il modo di scrivere e gestire un piccolo giornale che ha tanta voglia di crescere. La sua frase? «La vita è quella cosa che accade mentre sei impegnato a fare altri progetti»
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