Lunedì 21 aprile, le autorità del Burkina Faso hanno annunciato di aver sventato un nuovo tentativo di colpo di Stato. È il secondo in meno di un anno e arriva in un momento di crescente instabilità politica e militare nella regione del Sahel. Secondo quanto dichiarato dal ministro della Sicurezza Mahamadou Sana, il piano prevedeva l’assalto armato alla presidenza, coordinato da militari disertori rifugiati in Costa d’Avorio e supportato da cellule jihadiste attive nel nord e nell’est del Paese.
Il ministro ha denunciato pubblicamente l’esistenza di “una rete di destabilizzazione con complicità interne ed esterne”, il cui scopo era “sovvertire l’ordine costituito e rimettere il Burkina Faso sotto influenza straniera”. Tra i principali indiziati figurano due ex ufficiali, Joanny Compaoré e Abdramane Barry, che – secondo le autorità – avrebbero cercato di infiltrarsi nell’esercito con il sostegno di potenze esterne per fomentare una sollevazione.
Le tensioni diplomatiche tra Ouagadougou e Abidjan si sono acuite. La Costa d’Avorio viene accusata di offrire protezione ai promotori del golpe e di non collaborare con le richieste di estradizione. Il Burkina Faso denuncia da mesi il rifugio offerto a ex ufficiali golpisti e ha fatto sapere che “non tollererà più interferenze nei propri affari interni”.
Nel piano sventato, i golpisti contavano anche sulla complicità di leader religiosi e tradizionali per persuadere le truppe alla diserzione. Secondo le autorità, l’obiettivo era quello di seminare il caos a ridosso della capitale, con attacchi multipli e l’infiltrazione di cellule jihadiste per destabilizzare ulteriormente il Paese. Un copione già visto nel Sahel, dove l’instabilità è terreno fertile per operazioni clandestine e influenze straniere.

Ibrahim Traoré, 37 anni, è il capo di Stato più giovane al mondo. Ricopre la carica di presidente dal golpe del 2022
Al centro della crisi politica Burkinabé, c’è il presidente di transizione Ibrahim Traoré, 37 anni, salito al potere nel settembre 2022 con un colpo di Stato che ha deposto il tenente colonnello Paul-Henri Damiba. Originario di Bondokuy, Traoré è un ufficiale formato all’accademia militare di Pô, già impiegato in missioni ONU in Mali e in operazioni contro il terrorismo nel nord del Paese.
Ex sostenitore dello stesso Damiba, Traoré ha organizzato il proprio colpo in seguito a un’ondata di indignazione popolare e militare dopo un’imboscata jihadista che costò la vita a 11 soldati e decine di civili. Da allora, si è imposto come simbolo della “resistenza anti-occidentale” nel Sahel, attirando paragoni – non sempre fondati – con il rivoluzionario Thomas Sankara.
Tuttavia, la sua presa sul potere resta fragile. Il suo governo ha denunciato diversi tentativi di golpe, a conferma di un contesto instabile e di un esercito profondamente frammentato. Per rafforzare la sua posizione, Traoré ha avviato una campagna di militarizzazione, ha creato una milizia civile – i Volontari per la Difesa della Patria – e ha destinato gran parte del bilancio statale alla difesa. Secondo diverse ONG, molti “volontari” sarebbero stati in realtà costretti con la forza ad arruolarsi.
La scorsa settimana, decine di migliaia di persone si sono radunate a Ouagadougou per manifestare il proprio sostegno a Traoré. Una delle più grandi dimostrazioni di forza da parte della giunta, la protesta è nata in risposta alle critiche mosse dal generale statunitense Michael Langley, comandante di AFRICOM, che aveva accusato il regime burkinabé di usare le risorse minerarie a vantaggio esclusivo della giunta.
Il primo ministro Jean Emmanuel Ouédraogo ha rincarato la dose: “È tempo di non inginocchiarsi più davanti al mondo”. Ma dietro la retorica patriottica, le denunce di repressione si moltiplicano. Giornalisti, attivisti e oppositori politici sono stati arrestati o intimiditi. Le organizzazioni internazionali parlano di censura, detenzioni arbitrarie e uso sistematico della forza per reprimere ogni dissenso.

Traoré e Putin a San Pietroburgo durante il summit afro-russo del 2023
Nel vuoto lasciato dal ritiro delle forze francesi e dalla marginalizzazione dell’ECOWAS (Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale), il Burkina Faso si è avvicinato sempre più alla Russia. Mosca ha annunciato la fornitura di armi e addestramento militare alla nuova forza congiunta del Sahel, composta da Burkina Faso, Mali e Niger – i tre Paesi governati da giunte militari.
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha confermato il coinvolgimento diretto di Mosca nel rafforzamento delle capacità militari locali, utilizzando gli istruttori già presenti nei tre Paesi. Parte del contingente russo appartiene al nuovo “Africa Corps”, che ha preso il posto del Gruppo Wagner dopo la morte di Yevgeny Prigozhin.
Nonostante la crescente presenza russa, la situazione sul campo peggiora. Gli attacchi jihadisti sono aumentati del 20% dal 2022. Le vittime civili sono passate da 721 nel 2022 a oltre 1.150 nel 2024. Il numero totale di sfollati supera i tre milioni, quasi il 15% della popolazione.
Fonte Immagine in Evidenza: ilpost.it
Marco Francese
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