Donald Trump è un personaggio che piano piano ha raggiunto la fama mondiale. Un chiaro destino di ogni persona che decide di candidarsi come presidente degli Stati Uniti. Prima di candidarsi alle primarie, però, nella nazione a stelle strisce, giustamente, era famoso da anni. Figlio e nipote di noti imprenditori immobiliari, con la sua ascesa in politica l’accostamento con l’italiano Silvio Berlusconi era inevitabile. Soprattutto anche per i vari scandali, e attacchi da parte di qualche uomo nascosto tra la folla.
Di lontane origini tedesche e scozzesi, i suoi nonni sono nati entrambi in Europa. Il cognome tedesco, infatti, è Drumpf, in seguito divenuto Trumpf ed infine Trump, di cui cambia solo la pronuncia anglosassone. Il nonno Frederick Trump inizia a lavorare come barbiere, e con i soldi guadagnati aprì degli hotel e dei ristoranti durante la corsa dell’oro del Klondike. Queste strutture si trovavano sulle spiagge occidentali statunitensi e nello Yukon, in Canada.
Il nonno, però, morì a causa dell’influenza spagnola nel 1918, all’età di 49 anni. Il figlio Fred, e poi in seguito padre di Donald, all’epoca aveva solo tredici anni. Già da quegli anni, però, continuò il lavoro del padre costruendo case e garage. La sua fortuna la si deve nell’aver costruito alloggi a prezzi accessibili nella città di New York. Curiosità vuole che Fred in un autobiografia scrisse di avere origini svedesi e non tedesche. Un’informazione errata dal momento in cui anche anni dopo la fine del nazismo alle persone di origine tedesca poteva causare dei problemi.
Il giovane Donald prima di intraprendere la carriera da imprenditore si iscrisse in un collegio privato con tendenze militari e poi in una delle università di economia più prestigiose degli Stati Uniti. Secondo il giornale The Economist la carriera imprenditoriale di Donald fu mediocre rispetto ad altri imprenditori newyorkesi, ma non così tanto per farlo andare in bancarotta. Anche se a causa di alcuni investimenti in bancarotta ci è andato eccome.
Donald Trump è il perfetto esempio di chi vuole entrare in politica a tutti i costi. Fin dalla metà degli anni ’80 quando la sua popolarità stava crescendo. Il suo primo approccio arriva con il partito ideato da Ross Perot, ovvero Reform Party. Qualche anno dopo entrò in quello Democratico, per poi tornare in quello Repubblicano nel 2009. In quel periodo stava pensando di presentare le candidature come presidente, ma solo alla fine del secondo mandato di Obama che decise di fare sul serio.
Le sue campagne elettorali si fondono su ciò che lui considera ostile nei suoi confronti. Di scheletri nell’armadio la famiglia Trump ne ha parecchi, tra cui anche Donald. E quando qualche domanda va ad intaccare il suo passato da imprenditore ecco che arrivo l’urlo “fake news”, ovvero notizie false. L’urlo fake news potrebbe considerarsi il suo secondo slogan preferito dopo Make America Great Again (MAGA).
I suoi mantra come attaccare, accusare di false notizie e soprattutto negare è frutto dell’insegnamento dell’avvocato di famiglia Roy Cohn. All’inizio degli anni ’90, infatti, iniziarono ad indagare sul patrimonio Trump, e vennero trovate alcune influenze mafiose nei suoi affari.
Nei giorni più recenti la sua campagna politica si è mossa contro l’immigrazione di massa. Un problema che voleva debellare costruendo un muro sul confine tra Stati Uniti e Messico. Un lavoro iniziato e mai finito. Non ebbe parole proprio carine nei confronti di messicani e sudamericani definendoli stupratori e criminali. Giunse la religione, un argomento cui la politica statunitense ne fa uso dagli anni ’70. Il metodo più semplice per entrare nel cuore della popolazione è appartenere alla propria fede.
In seguito fu il turno dei musulmani, dei diritti LGBTQ+, dell’aborto, tutti argomenti su cui i cristiani cattolici tengono particolarmente. Per non dimenticare la sua gestione del covid 19 allo scoppio della pandemia.
Le accuse di impeachement. La prima volta accadde nel settembre del 2019 quando le accuse di abuso di potere ed intralcio al Congresso stavano venendo a galla. Ricattò il presidente dell’Ucraina di non mandare 400 milioni se non avesse trovato materiale contro l’allora candidato Biden. Il Senato assolse Trump, ma divenne il terzo presidente della storia coinvolto in una questione di impeachment.
La seconda volta durante l’assalto al Congresso per incitamento all’insurrezione. Ma anche in questo caso Trump scansò la giustizia. Per non dimenticare lo scandalo con la pornostar Stormy Daniels. Trump nel marzo del 2023 divenne il primo ex presidente della storia degli Stati Uniti ad essere sottoposto ad un processo penale. A cui poco dopo se ne aggiunse uno civile, tra cui uno per frode nei confronti dello Stato.
Durante la sua presidenza il Washington Post monitorò la sue dichiarazione. Ne uscì fuori che in quattro anni Trump pronunciò 30.573 dichiarazioni false. Una media di ventuno al giorno. Ora, dopo quattro anni, Trump si ritrova nuovamente su quella poltrona. La poltrona da presidente più importante del mondo, cui suscita gioia dei suoi sostenitori e preoccupazione da parte dei suoi oppositori.
Simmaco Munno
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Nato e cresciuto a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, quando il grunge esplodeva a livello globale, cioè nel ’91, e cresciuto a pane e pallone, col passare del tempo ha iniziato a sviluppare interessi come la musica (sa mettere le mani almeno su tre strumenti) la letteratura e la linguistica. Con un nome provinciale e assonante con la parola sindaco, sogna di poter diventare primo cittadino del suo paese per farsi chiamare “Il sindaco Simmaco”.
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