Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle non sono mai stati così lontani, almeno da quando l’ex Presidente del Consiglio decise di entrare a far parte dell’ipotetica squadra di Governo pentastellata, nel 2018. Infatti, le ultime tensioni fra Conte e Beppe Grillo, il “garante” del Movimento, lasciano presagire un ritorno al futuro con quest’ultimo unica figura di spicco del partito.
Lo strappo, apparentemente insanabile, è avvenuto dopo mesi intensi in cui Conte, vistosi affidare da Grillo l’arduo compito di riformare il partito di maggioranza relativa dell’attuale legislatura (comunque, già molto diverso da quello degli esordi), ha alacremente lavorato affinché la transizione fosse decisa ma, al tempo stesso, indolore.
Fin dal mese di febbraio, poche settimane dopo la caduta del Governo Conte-bis, questi afferma: “Per gli amici dei 5 stelle io ci sono e ci sarò”; la frase colpisce Grillo il quale, nell’affidare ufficialmente a Conte il gravoso incarico dichiara: “Un mese fa Giuseppe Conte ha detto ‘per il Movimento 5 Stelle ci sono e ci sarò‘. E’ un impegno che ha preso pubblicamente e che intende onorare. Gli è stato chiesto di scrivere insieme un progetto per il futuro del Movimento. Non parliamo di un futuro a breve termine ma dell’unico orizzonte che una forza politica moderna deve considerare: il 2050.”
Da quel momento, il professore ordinario dell’Università di Firenze ha scandagliato punto per punto gli elementi cardine della struttura al fine di imprimere una spinta riformista, iniziando dal superamento dell’obbligo dei due mandati ed è proprio attorno a questo diktat che iniziano le prime tensioni tra le due figure apicali del Movimento. Infatti, se Conte ha proposto di accantonare, almeno per un gruppo di “più meritevoli”, uno dei più famosi tratti caratteristici del 5 Stelle dei primi tempi, Grillo disse: “Io resto se è un pilastro fisso”.
Un altro nodo da sciogliere riguardava il rapporto con la piattaforma Rousseau e la società che, in questi anni, ne ha avuto la gestione, cioè la Casaleggio Associati guidata da Davide, figlio del fu Gianroberto, co-fondatore e “leader spirituale” della prima era del Movimento 5 Stelle. Per mesi, sono andate avanti lunghe trattative incentrate principalmente sulla consegna dei dati degli iscritti dalla suddetta società, che li gestiva in esternalizzazione, caratterizzati anche da qualche malumore circa presunti debiti non pagati, da un lato, e “scarsa imparzialità” nella gestione della piattaforma stessa dovuta ad una volontà dell’Associati di partecipare attivamente alla gestione politica del Movimento, dall’altro.
È solo per il 5 giugno che arriva la notizia ufficiale del trasferimento di tutti i dati degli iscritti dalla Casaleggio al Movimento, anche su impulso di una comunicazione del Garante della Privacy che aveva intimato la consegna dei dati dal gestore al titolare, essendo venuta meno la prestazione dei servizi relativi al trattamento, entro 5 giorni, con il Movimento che, da parte propria, si impegnava ad estinguere il debito nei confronti della società e che annunciava l’imminente approdo su una nuova piattaforma online gestita, stavolta, internamente.
Insomma, tutto sembrava procedere, se non a gonfie vele, quantomeno per il verso giusto, anche alla luce dell’impegno propositivo dell’ex Premier che ha più volte affermato :“Non è un’operazione di restyling o marketing politico, ma un’opera coraggiosa di rigenerazione del Movimento, senza rinnegare il passato”.
Tuttavia, il 24 giugno, Grillo ha incontrato, a Roma, gli attuali deputati e senatori pentastellati, lasciandosi andare ad una serie di affermazioni (alcune delle quali particolarmente colorite) che non sono certo passate inosservate: “Deve studiare e imparare cos’è il Movimento. Sono garante, non un coglione. Conte ha bisogno di me A Conte avevamo detto di prendere lo statuto e di farlo evolvere, di partire dal nostro statuto. Lui invece ha preso due avvocati e ha scritto un’altra cosa. Me lo ha dato e mi ha detto di non farlo leggere a nessuno. Io l’ho letto e tante cose non andavano”, stigmatizzando l’operato di Conte e, probabilmente, temendo di perdere il proverbiale giocattolo che, per anni, aveva gelosamente custodito tra le proprie mani.
Dinanzi alla tracotanza delle dichiarazioni dell’ex comico, Conte ha indetto una conferenza stampa nella quale, senza troppi giri di parole, ha messo Grillo con le spalle al muro; senza pretendere scuse e derubricando a “battute” le dichiarazioni più spinte di Grillo, l’ex Premier ha affermato: “Per fortuna ho senso dell’ironia e a queste affermazioni so rispondere a tono, come nella telefonata che abbiamo avuto ieri Alla comunità Cinque stelle chiedo di non rimanere spettatrice passiva di questo processo, chiedo di partecipare a una valutazione sincera di questa proposta di Statuto e di esprimersi con un voto. Non mi accontenterò di una risicata maggioranza, mi metto in discussione”.
Contestualmente, il designato leader del 5 Stelle ha poi ribadito di aver lavorato solo per il Movimento, senza avere alcuna alternativa in mente: “Chi mi conosce sa che non ho doppie agende. Se lavoro anima e corpo a un progetto lo faccio con trasparenza. Nel cassetto non ho un piano B.”
Nell’arco di ventiquattr’ore, Grillo ha risposto, sul suo ormai classico blog, con un lungo messaggio che sa tanto di sfiducia: “Conte può creare l’illusione collettiva (e momentanea) di aver risolto il problema elettorale, ma non è il consenso elettorale il nostro vero problema. Il consenso è solo l’effetto delle vere cause, l’immagine che si proietta sullo specchio. E invece vanno affrontate le cause per risolvere l’effetto ossia i problemi politici (idee, progetti, visione) e i problemi organizzativi (merito, competenza, valori e rimanere movimento decentralizzato, ma efficiente). Conte, mi dispiace, non potrà risolverli perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione. Io questo l’ho capito, e spero che possiate capirlo anche voi”.
Nella giornata di oggi, Conte ha replicato, con un certo sconforto; “Questa svolta autarchica credo sia una mortificazione per una intera comunità che io ho conosciuto bene e apprezzato di ragazze e ragazzi, persone adulte che hanno creduto in certi ideali. E’ una grande mortificazione per tutti loro.”
Qualche timore proviene anche dai recenti alleati del 5 Stelle, il PD che, per voce del segretario Enrico Letta, afferma: “E’ una rottura pesante che non mi aspettavo. Le cose che mi preoccupano sono due: il timore di dare un vantaggio alla destra, e il rischio che tutto questo influisca sulla partita del Quirinale, che è una partita importante e delicatissima“In questo momento credo sia impossibile fare qualunque tipo di previsione. Ci avviamo al tempo finale della legislatura, quello in cui si sceglierà il presidente della Repubblica, e lì bisogna essere determinati e con le idee chiare”.
Non lasciano indifferenti neanche le parole di uno dei primi grandi nomi del 5 Stelle ma, al tempo stesso, uno dei primi fuoriusciti di spicco, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti secondo cui: “Il Movimento è un partito senza identità, non è di destra o di sinistra perché non poggia su alcun valore fondante, se non quello unico della protesta, cioè il Di Battista pensiero. Grillo è un padre padrone da sempre, e da sempre è inaffidabile: lo si scopre solo oggi? Chi insegue i 5 Stelle sul campo delle alleanze e dell’unità politica non si è ancora accorto che sta inseguendo un fantasma. Conte oggi può fare una cosa che sostenevo qualche anno fa: liberare il Movimento 5 Stelle da se stesso“.
Sembra dunque giunta al termine la mai del tutto decollata luna di miele tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo il che lascia aperti svariati scenari; qualora la frattura si estendesse agli altri eletti, si potrebbe configurare una vera e propria scissione che determinerebbe la fine del Movimento, per come è stato finora, e la nascita di un soggetto politico nuovo di zecca, con a capo l’ex Premier.
Oppure, Conte, colpito dall’ennesima delusione, potrebbe decidere di farsi da parte e ritirarsi definitivamente dalla scena politica, nonostante gli ampi consensi popolari che hanno caratterizzato i suoi Governi; insomma, pur essendo presto per trarre conclusioni definitive, l’estate si prospetta rovente, non solo per le alte temperature che stanno attanagliando le giornate degli italiani ma anche per un termometro politico che sta registrando picchi di tensione mai così elevati.
Christian Ferreri
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