Il presidente della repubblica di El Salvador, Nayib Bukele, ha inaugurato il Centro di Confinamento per il Terrorismo (CECOT).
Si tratta di una mega prigione composta da 8 edifici in cemento armato, con 19 torri di guardia e recinzioni elettrificate. La prigione è situata a circa 70 chilometri a sud est della capitale San Salvador. Il Centro, il più grande dell’America Latina, servirà per detenere i membri delle gang catturati. Ha una capacità di 40.000 prigionieri ed è stato costruito con standard di sicurezza elevati per impedire l’ingresso di oggetti proibiti ed evitare disordine o risse tra i detenuti.
Al momento sono stati trasferiti da altri penitenziari 2mila persone accusate di appartenere a bande criminali.
Il trasferimento dei detenuti è stato molto rigido: i prigionieri ammanettati dietro la schiena, sono stati caricati su degli autobus e trasferiti sotto rigide misure di sicurezza, che hanno compreso anche un sorvolo di diversi elicotteri militari.
Il trasferimento dei primi 2000 prigionieri è stato celebrato via Twitter dal Presidente Nayib Bukele. Il 24 febbraio, Bukele ha postato un video in cui venivano mostrati centinaia di uomini seminudi e ammanettati soffermandosi sui prigionieri tatuati con simboli rappresentativi delle gang Mara Salvatrucha-13 e Barrio 18.
L’idea di costruire questa nuova prigione è nata lo scorso anno, quando Bukele ha chiesto ai suoi alleati e al Congresso di El Salvador di approvare uno stato di emergenza, che è stato poi prorogato più volte. La costruzione del Cecot è stata annunciata nel giugno dello scorso anno come la chiave per vincere la cosiddetta “guerra contro le gang”.
Bukele e i suoi alleati hanno sospeso lo scorso anno i diritti fondamentali come quello di ricorrere a un avvocato e alla comunicazione privata. Il provvedimento ha inoltre consentito alla polizia di effettuare arresti senza mandato e senza spiegazioni.
Da allora, più di 64mila sospetti sono stati arrestati nella rete anticrimine.
Le organizzazioni per i diritti umani sostengono che molte persone innocenti siano state coinvolte in questa guerra contro i narcos e che dozzine di queste siano morte durante la custodia della polizia.
Alla fine di gennaio 2023, l’organizzazione internazionale Human Rights Watch ha affermato di aver avuto accesso a un database, presumibilmente proveniente dal ministero della Giustizia e della pubblica sicurezza, che conferma che durante lo stato d’emergenza sono avvenute gravi violazioni dei diritti umani. La fuga di notizie dimostra le massicce violazioni del giusto processo, l’estremo sovraffollamento delle carceri e le morti in prigione.
Sofia Guccione
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