In relazione alle affermazioni, riportate da alcuni organi di informazione, secondo cui sarebbero state violate le norme poste a presidio del giusto processo in danno di un cittadino tedesco, indagato per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, si reputa doveroso, stante la rilevanza dei fatti oggetto di indagine ed il pubblico interesse alla conoscenza degli stessi che ne consegue da parte della pubblica opinione, fornire alcuni chiarimenti in ordine ai punti che seguono.
La Procura della Repubblica di Trapani, a seguito di specifica richiesta dell’interessato, ha inizialmente proceduto a delegare alla polizia giudiziaria l’interrogatorio nel rigoroso rispetto del codice di rito, contestando al predetto il fatto-reato già contenuto nell’avviso di chiusura delle indagini, debitamente tradotto in lingua tedesca e notificatogli in precedenza.
Successivamente l’ufficio, a fronte di talune doglianze manifestate dalla difesa nell’ambito dell’atto delegato circa le qualità professionali dell’interprete nominato, al solo fine di accertare la verità dei fatti anche attraverso la versione difensiva fornita dall’indagato, provvedeva a fissare un’ulteriore data per l’espletamento dell’interrogatorio dinanzi alla p.g. delegata.
Veniva nominato a tal fine un diverso interprete – poliziotto in quiescenza, bilingue, il quale per circa dieci anni aveva ricoperto il ruolo di referente per le questioni di frontiera nell’ambito dell’Accordo di cooperazione tra organi di Polizia italiani ed austriaci – il cui elevato livello di conoscenza della lingua tedesca, attestato da certificazione acquisita, veniva anche in quella sede contestato dai difensori i quali censuravano persino, non è dato comprendere sulla base di quale principio, la passata appartenenza del predetto al Corpo della Polizia di Stato.
Sempre al solo fine di consentire una valutazione dei fatti che tenesse in debita considerazione anche le argomentazioni difensive, si procedeva successivamente all’espletamento di un nuovo interrogatorio, stavolta svolto da tre magistrati di questo ufficio. Nel corso dell’atto le difese, dopo aver reiterato i loro rilievi circa la dedotta incapacità dell’interprete ad espletare la propria opera, si allontanavano unitamente all’indagato senza firmare il verbale.
Pertanto, non avendo l’indagato reso dichiarazioni in merito ai fatti contestati nell’avviso di conclusione delle indagini, non corrisponde a verità l’affermazione, riportata dalla stampa, secondo cui il verbale non avrebbe rispettato le dichiarazione egli rese all’ufficio.
Questa Procura della Repubblica, impegnata nel rigoroso accertamento di fatti di estrema delicatezza e rilevanza, ha proceduto alla audio videoregistrazione – che sarà depositata e allegata al verbale riassuntivo – dell’intero interrogatorio da ultimo svoltosi dinanzi al P. M. e rassegnerà a breve le proprie conclusione al Giudice dell’Udienza preliminare, unico organo chiamato a valutare la legittimità dell’operato di questo ufficio.
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