Uscito negli Usa il 23 dicembre, sbarca ora su Netflix dal 6 gennaio The Pale Blue Eye. Tra melanconia e orrore, il regista, Scott Cooper (che aveva già diretto Black Mass con Johnny Depp), ci accompagna lungo le rive del fiume Hudson in pieno XIX secolo alla scoperta di una serie di delitti.

Scott Cooper
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Su Rotten Tomatoes la critica riporta un consenso del 66%, mentre l’audience è del 71%. IMDb, invece, che mostra comunque una ripresa in tendenza della pellicola con un indice di popolarità di 66, dovuta probabilmente all’uscita sulla piattaforma rossa, vede tuttavia una discreta valutazione di 6,7 su 10. Infine, su Metacritic la critica riporta uno score di 56, mentre l’utenza del 6.5.
Nel ruolo di protagonista, Christian Bale – notissimo al grande schermo con lavori come American Psycho o trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan – si riconferma come attore capace di interpretare personaggi agli antipodi, ciascuno con una propria identità. Stupisce invece – recentemente apparso nel film dei fratelli Coen La Ballata di Buster Scruggs – il personaggio del giovane Edgar Allan Poe interpretato da Harry Melling, che molti ricorderanno per il ruolo di Dudley nella saga di Harry Potter: non è stato semplice dare personalità a uno degli scrittori più influenti e particolari dell’Ottocento, capace di creare un’eterna estetica per il mondo dell’orrore, e Melling ne è stato capace consegnandoci un personaggio contemporaneamente positivo, a tinte fosche e tendente all’ironico.

Christian Bale
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Harry Melling
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Altri visi conosciuti sono quelli di Gillian Anderson – recentemente apparsa con un ruolo principale nella serie Netflix Sex Education, già nota per X-Files – e Toby Jones, che presto vedremo nel nuovo film di Indiana Jones.

Gillian Anderson
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Toby Jones
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L’investigatore August Landor viene convocato per risolvere un mistero presso un’accademia militare: un giovane cadetto è stato trovato impiccato e nella notte il suo corpo violato tramite l’estrazione del cuore. Fin da subito Landor troverà l’aiuto di una strana figura, quella del giovane Edgar Allan Poe, in servizio presso la medesima accademia, e che lo aiuterà a decifrare determinati indizi oltre che stringere un’insolita amicizia. Un primo sospettato è il medico legale, unico ad aver avuto accesso al corpo, tuttavia, ben presto il ritrovamento di alcuni animali mutilati ed esposti indirizzerà il nostro investigatore verso una pista oscura e che sembra ricollegarsi alla magia nera.
Ciò che salta all’occhio nei primi attimi della pellicola, andando oltre i paesaggi freddi e innevati che accompagneranno l’intera vicenda, è la tinta di colore che tende verso un blu spento e pallido. Basterebbe pensare al titolo per darsi una risposta, tuttavia, non si tratta però di una scelta casuale: notoriamente il blu è associato agli stati d’animo di tristezza, melanconia, isolamento e turbamento. Ciascuno di questi aspetti pervade e si insinua non solo in ogni personaggio in scena – nessuno escluso – ma soprattutto anche nel caso dello spettatore, che emotivamente viene già imprigionato su quella lunghezza d’onda.
L’ambiente dell’accademia militare, che fa da sfondo, è un agile strumento che il regista utilizza per muovere una critica verso un sistema e verso dei valori che – in misure diverse – tutt’oggi ci appartengono: l’osservanza ossessiva delle regole, se costrittiva e portata all’eccesso, provoca rabbia e disturbo; si sfocia nel sopruso e nella violenza, si diventa vittima e carnefice del medesimo universo.
Il dolore, quindi, diviene una costante dell’intera narrazione e sarà sempre lì ripresentarsi quando sbadatamente ce ne saremo dimenticati: è chiaro che gli stessi Landor e Poe, le cui figure si uniscono e conquistano dalle prime battute, dovranno confessarsi e rivelare delle verità scomode e soprattutto motivo di dolore. È questo il fil rouge di The Pale Blue Eye, una disamina del dolore e delle sue cause, della sua natura patologica e paranormale, delle sue conseguenze e delle sue forme.
Spesso lo spettatore avrà la sensazione di starsi allontanando dall’indagine e non sbaglia: l’eccessiva attenzione per la psicologia dei personaggi e le loro realtà interiori – che avranno comunque un riflesso concreto nella vicenda – corrompono inevitabilmente l’intreccio investigativo e questo è un male.
Il regista ha tentato di intersecare tematiche e dinamiche, che pur sposandosi bene, richiedevano una scelta di preferenza sin dal principio ed evitare di rompere così il ritmo che si è tentato di dare alla narrazione.
Vale comunque la pena guardare The Pale Blue Eye, macabro e insolito, e dalla spiccata vena autoriale che saprà in ogni caso stregarvi e lasciare sorpresi.
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