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Thailandia, in fuga dalla Polizia l’abate di Wat Phra
25 Febbraio 2017
SocietasAttualità

Thailandia, in fuga dalla Polizia l’abate di Wat Phra

Home » Societas » Thailandia, in fuga dalla Polizia l’abate di Wat Phra

City_pilgrimage_organized_by_Wat_Phra_DhammakayaIl tempio buddhista di Wat Phra (vicino Bangkok, la capitale della Thailandia), all’apparenza, sembrerebbe essere un comune luogo di culto ove il corpo cerca di fondersi con lo spirito alla ricerca di quel tanto agognato nirvana: eppure Phra Dhammajayo (72), abate del monastero in questione, non è proprio il nuovo Dalai Lama. Egli, infatti, ha una serie di capi d’accusa – i quali vanno dall’associazione a delinquere fino al riciclaggio di denaro – che non sono di certo tipici dei monaci; la cosa più sconvolgente comunque non è tanto la faccia criminale della vita del monaco, bensì come egli sia riuscito a scappare – secondo quanto riporta corriere.it – a ben 16 squadre di poliziotti, scomparendo nel nulla. Persino il tentativo di setaccio del monastero è stato un buco nell’acqua. Eppure non è la prima volta che le Forze dell’Ordine tailandesi prendono di mira Wat Phra: poco tempo fa, infatti, sarebbe stato annullato un primo blitz contro Dhammajayo grazie all’intervento di centinaia e centinaia di fedeli che erano giunti in soccorso del loro leader spirituale.
Ma da dov’è nato lo scandalo che ha coinvolto l’abate fuggitivo? Essa sarebbe partita da una banca di credito cooperativo e della correlativa denuncia ai danni del religioso per truffa (multimilionaria): l’accusa verterebbe sull’appropriamento indebito di un fondo, di circa 14 milioni di euro, destinato al monastero. Dhammajayo, dal canto suo, secondo quanto riporta corriere.it, negherebbe tutto, sostenendo di essere perseguitato per motivi politici. Resta, invece, sconosciuta la ragione della costruzione di un tunnel sotto un padiglione della struttura in cui , per ora, gli investigatori hanno trovato solo monaci in preghiera.

Certo, la notizia potrebbe destare non poco stupore, soprattutto alla luce di quell’immagine sempre più diffusa – nella cultura occidentale (e non) – del monaco buddhista, fedele seguace degli insegnamenti di Siddartha Gautama, stoico nel resistere al peccato. In realtà questo è solo un mero stereotipo: già in passati, infatti, altri templi religiosi finirono nel mirino della Polizia locale. Il caso più celebre è quello del “tempio delle tigri”, dipinto come un luogo ove i monaci vivevano in perfetta armonia con i grandi felini, un po’ come San Francesco faceva con i lupi; e invece del patrono di Assisi avevano ben poco, dato che la struttura è stata poi chiusa per maltrattamento e traffico di animali: ad inchiodare i monaci fu il ritrovamento di 40 cuccioli di tigre morti all’interno di un congelatore. O ancora il caso di Luang Pu Nenkham (34), il monaco miliardario che, dopo esser finito sotto inchiesta per scandali sessuali, pedofilia e stupro, è sparito proprio come Phra Dhammajayo.

Francesco Raguni

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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