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Caso Marco Vannini: condannato il padre della fidanzata a 14 anni
04 Maggio 2021
Attualità

Caso Marco Vannini: condannato il padre della fidanzata a 14 anni

Home » Attualità » Caso Marco Vannini: condannato il padre della fidanzata a 14 anni

Arrivano nuovi sviluppi riguardo al caso relativo all’omicidio di Marco Vannini, avvenuto a Ladispoli nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 nella casa della famiglia Ciontoli. Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano, infatti, la quinta sezione penale della Cassazione ha confermato la sentenza d’appello bis del 30 settembre dello scorso anno, che aveva condannato il signor Ciontoli, ritenuto autore dell’omicidio del ragazzo, per il reato con dolo eventuale e il resto della famiglia per concorso anomalo. La famiglia della vittima dell’omicidio durante la lettura della sentenza ha applaudito.

Le condanne nello specifico sono di 14 anni di reclusione per Antonio Ciontoli, 9 anni e 4 mesi per la moglie Maria Pezzillo e per i figli della coppia, Martina e Federico. La madre del ragazzo, una volta emessa la sentenza, ha detto come tutto questo rappresenti un grandissimo risultato dopo 6 anni di lotte, durante le quali la paura si è fatta sentire parecchio. Il padre invece ha sottolineato come adesso doni un mazzo di fiori al defunto figlio, gesto che si era ripromesso di mettere in atto qualora fosse stata fatta giustizia riguardo al caso.

Ciontoli aveva fatto ricorso, ma secondo la sostituta procuratrice generale della Cassazione, Olga Mignolo, esso non era affatto amissibile e avrebbero dovuto essere rigettati anche quelli della moglie e dei figli. Durante la requisitoria era stata formulata anche un’ipotesi di attenuazione della pena nei loro confronti, ma tutti quanti mentirono e misero in atto delle condotte omissive e reticenti.

La vittima morì con un foro di pistola sparato al petto nel bagno della casa di Martina Ciontoli, la figlia di Giovanni, che all’epoca era la sua fidanzata. L’unico che avrebbe potuto dare una ricostruzione corretta dei fatti era proprio Marco Vannini. L’arringa difensiva, capitanata dall’avvocato Gian Domenico Caiazza, aveva chiesto l‘annullamento del verdetto e aveva giudicato l’atteggiamento relativo alla chiamata dei soccorsi incompatibile con eventuali intenzioni di uccisione.

Fonte immagine: Il Fatto Quotidiano

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