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Mafia, condannata maestra legata al boss Matteo Messina Denaro
05 Novembre 2024
Attualità

Mafia, condannata maestra legata al boss Matteo Messina Denaro

Home » Attualità » Mafia, condannata maestra legata al boss Matteo Messina Denaro

Il giudice per le udienze preliminari di Palermo Paolo Magro ha condannato a undici anni e quattro mesi di carcere per associazione mafiosa Laura Bonafede, l’insegnante di Campobello di Mazara, figlia dello storico padrino del paese, sentimentalmente legata al boss Matteo Messina Denaro.

Alla maestra, inizialmente era stato contestato il reato di favoreggiamento poi modificato in quello di associazione mafiosa. Secondo la procura la donna per anni avrebbe vissuto, insieme alla propria figlia, con il capomafia. La donna avrebbe così favorito la latitanza di Messina Denaro e, anche, “garantito” le comunicazioni con gli uomini d’onore al boss.

Il risarcimento alle parti civili

Il gup di Palermo ha successivamente dichiarato l’imputata interdetta dai pubblici uffici e applicato alla donna la misura di sicurezza personale della libertà vigilata per tre anni. Infine la maestra è stata condannata a risarcire le parti civili.

Al Comune di Castelvetrano e a quello di Campobello di Mazara sono stati riconosciuti 25.000 euro ciascuno di risarcimento del danno.

Altri 10.000 euro dovranno essere pagati dall’imputata al ministero dell’istruzione e alla presidenza della Regione. Bonafede è stata infine condannata a risarcire: il centro studi Pio Latorre; l’associazione antimafia Caponnetto; l’associazione antiracket di Trapani e l’associazione Codici Sicilia. Quest’ultimi riceveranno 3.000 euro cadauno.

Le parole di Laura Bonafede

“Non ho mai fatto parte di nessuna associazione mafiosa, non ho mai convissuto con alcuno anche perché ho abitato con mia madre fino al 2021, si figuri se potevo dormire fuori casa, vai a trovare una giustificazione. Le volevo dire soltanto, le volevo chiedere di valutare la mia posizione per quella che è e mi auguro di trovare in lei quel giudice di Berlino che tutti ci auguriamo di incontrare“. Ha dichiarato Laura Bonafede, negando così di aver fatto parte a cosa nostra.

L’imputata la scorsa udienza ha reso dichiarazioni spontanee tentando di raccontare la sua versione sul rapporto che l’ha legata all’ex ricercato morto un anno fa. All’insegnante di Campobello di Mazara, figlia dello storico capo mafia Leonardo Bonafede, i pm hanno inizialmente contestato il reato di favoreggiamento aggravato poi mutato in associazione mafiosa riconoscendo alla donna un ruolo partecipativo in Cosa nostra.

Le accuse sono state smentite dall’insegnante nel corso delle sue dichiarazioni spontanee. La donna, inoltre, ha raccontato di aver conosciuto da bambina Messina Denaro e di aver ricevuto amicizia da lui, antico conoscente del padre, nei momenti difficili della sua vita come dopo l’arresto del marito, Salvatore Gentile, all’ergastolo per omicidio.

Mafia

Bonafede: “io sono nata in una famiglia purtroppo mafiosa”

“Io sono nata in una famiglia purtroppo mafiosa e ho vissuto fin da bambina con questo clima“ e “mio padre (il boss Leonardo Bonafede ndr) parlava anche a casa dei suoi impegni” quindi “sono cresciuta cosi, abbiamo frequentato anche persone dello stesso ambiente“, ma “noi figli, e nemmeno mia madre, abbiamo mai fatto parte di questa vita nonostante la vivessimo” e “non abbiamo mai parte di nessuna associazione mafiosa, anche perché le donne, bambine e adulte, erano tenute un pochettino lontane da certe situazioni e da certi contesti“.

Ha continuato Laura Bonafede. Lei e il boss, ha ricostruito Bonafede, si sarebbero incontrati negli anni costantemente, ma non avrebbero mai vissuto insieme. “Sono stata bene con lui abbiamo parlato, mi sono sentita anche un poco rassicurata, tipo mi sono sentita come appoggiata” ha aggiunto l’imputata.

Le dichiarazioni al Gup

“Mi aveva chiesto che voleva conoscere mia figlia, quella bambina che aveva conosciuto tanti anni prima, e io ho fatto questo errore, perché lo reputo adesso un errore, sono uscita con mia figlia non dicendole niente chiaramente, dove dovevamo andare”. Lo ha detto al gup Laura Bonafede.

“Ho lasciato la macchina in una strada di Campobello – ha ricostruito la donna – e poi sono salita nella sua assieme a Martina, le ho detto che lui era un amico del nonno, che era anche un amico di papà e che adesso si trovava in una situazione particolare perché lo volevano arrestare. Lui mi aveva chiesto di conoscerla, di rivederla, perché l’aveva vista in carcere quando era piccola. Ho raccontato questa bugia a mia figlia“, ha raccontato la donna al gup.

La donna, Laura Bonafede, si è definita pentita, in quanto, ad oggi, reputa un errore, aver fatto conoscere la propria figlia, Martina, al boss della mafia Matteo Messina Denaro. Secondo i Pm i tre avrebbero a lungo vissuto come una famiglia mentre Messina Denaro era ricercato.

Fonte foto in evidenza: Ansa

 

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