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Il ritorno sulla Terra degli astronauti rimasti bloccati per nove mesi nello spazio
20 Marzo 2025
Attualità

Il ritorno sulla Terra degli astronauti rimasti bloccati per nove mesi nello spazio

Home » Attualità » Il ritorno sulla Terra degli astronauti rimasti bloccati per nove mesi nello spazio

Martedì 18 marzo, poco prima delle 23, ora italiana, la navetta Crew Dragon Freedom è ammarata nel Golfo del Messico al largo di Tallahassee (Florida). Termina così l’incredibile odissea nello spazio dei due astronauti Suni Williams e Butch Wilmore, rimasti bloccati per più di nove mesi all’interno della ISS.

I due astronauti della Nasa, Williams e Wilmore, sono rimasti bloccati per 286 giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Si aspettavano di rimanere sul laboratorio orbitale solo per otto giorni ma, a causa di problemi tecnici nella navicella Starliner con cui erano partiti a giungo 2024, la loro missione è durata 278 giorni in più del previsto.

I due americani hanno orbitato attorno alla Terra 4.576 volte e percorso 195 milioni di chilometri prima dell’ammaraggio. Inoltre, Suni Williams, con le sue 62 ore di passeggiate spaziali,  ha stabilito un nuovo record: il maggior tempo trascorso in attività extraveicolari da un’astronauta donna nel corso della carriera. 

Il salvataggio dei due astronauti

Ad arrivare in loro soccorso, sono stati il comandante Nick Hague della Nasa e il cosmonauta Aleksandr Gorbunov dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, partiti a settembre dopo il ritorno della navicella spaziale Starliner sulla Terra privo del suo equipaggio. Il viaggio di ritorno dei quattro veterani dello spazio è avvenuto a bordo di una capsula di SpaceX ed è durato circa 17 ore. Una volta giunti sul pianeta Terra, gli astronauti sono stati aiutati a uscire dalla capsula e sottoposti ai primi controlli medici per poi essere trasportati in elicottero a riva. Da lì, il trasporto aereo li ha condotti a Houston dove rimarranno al Johnson Space Center della NASA per diversi giorni prima che di poter tornare a casa.

Suni Williams

L’astronauta americana Suni Williams a bordo della nave Megan

Gli astronauti sono stati aiutati a salire su una sedia a rotelle, come normalmente avviene per gli astronauti che rientrano da lunghe permanenze nello spazio. La prima ad uscire dalla navicella è stata Suni Williams, fotografata sorridente e con braccio e pollice all’insù. Quest’ultima è stata trasferita nell’area di controllo sanitario, come accaduto anche compagni di equipaggio, Hague e Gorbunov.

Butch Wilmore

L’astronauta americano Butch Wilmore a bordo della nave Megan

Wilmore, invece, è stato l’ultimo astronauta a uscire dalla capsula Dragon. Ha alzato entrambe le braccia in segno di trionfo mentre veniva trasportato in sedia a rotelle nell’area di recupero e controllo medico.

Dopo una permanenza così prolungata in condizioni di microgravità, benché gli esercizi fisici quotidiani, i quattro astronauti dovranno trascorrere diverse settimane di riabilitazione. “Ci sono stati molti membri dell’equipaggio che sono stati in orbita più a lungo [della permanenza di Williams e Wilmore], e quindi non vediamo alcuna necessità di precauzioni speciali” ha affermato Dina Contella, vicedirettrice del programma della Stazione Spaziale Internazionale della NASA, durante una conferenza stampa tenutasi venerdì dopo l’ammaraggio. “Come per tutti gli astronauti che tornano, c’è un periodo di acclimatazione e quindi varierà a seconda del membro dell’equipaggio”.

L'ammaraggio della Crew Dragon Freedom nel Golfo del Messico

L’ammaraggio della Crew Dragon Freedom nel Golfo del Messico

Quali cambiamenti comporta un soggiorno così lungo nello Spazio al corpo di un’astronauta?

Secondo la Nasa, lunghi periodi in assenza di gravità possono causare numerose problematiche. 

I viaggi nello Spazio possono avere un un impatto sulle ossa, in quanto esse, nella parte inferiore del corpo, si adoperano con uno sforzo notevolmente inferiore. Durante i voli spaziali, le ossa portanti perdono in media dall’1 all’1,5 per cento della loro densità minerale (massa ossea) al mese. Una bassa densità minerale ossea comporta un maggior rischio di fratture, o addirittura di sviluppare osteoporosi. Anche i denti poi, potrebbero soffrite della perdita di massa ossea.

Diminuzione della massa muscolare e del volume sanguigno

Altre conseguenze a cui devono far fronte gli astronauti in missione spaziale potrebbero essere la diminuzione della massa muscolare e la diminuzione del volume sanguigno. Sebbene il sistema cardiovascolare funzioni bene anche nello spazio, il corpo non necessita di molto lavoro del muscolo che pompa il sangue. Nel tempo, ciò potrebbe portare a una perdita di ‘allenamento’ e a una diminuzione delle dimensioni del cuore. 

La vista e l’impatto neurologico 

Ci sono anche effetti collaterali ottici per gli astronauti che compiono lunghe missioni fuori dal pianeta blu, che comprendono alterazioni della vista, tra cui la sindrome neuro-oculare (Sans), che causa gonfiore dietro l’occhio.

Un’altra conseguenza da non sottovalutare è l’impatto neurologico. Secondo il Centre for Space Medicine del Baylor College of Medicine, in un ambiente privo di gravità i messaggi che il cervello invia ai muscoli e agli organi interni possono cambiare. Ciò potrebbe accadere con l’orecchio interno il quale riceve input “conflittuali” dal cervello rispetto a quanto normalmente previsto sulla Terra. Il che può causare disorientamento, cinetosi spaziale e una perdita generale del senso dell’orientamento. Per questo chi rientra dallo Spazio viene fatto sedere. 

Anche il sistema gastrointestinale può soffrire della mancanza di gravità. La gravità aiuta a spostare il cibo attraverso il tratto intestinale e senza di essa, il sistema può subire una diminuzione della motilità. 

Le radiazioni

Sulla Terra gli esseri umani sono protetti dalle radiazioni spaziali nocive. Mentre, oltre l’orbita terrestre bassa, gli astronauti corrono il rischio di essere colpiti da tali radiazioni. L’esposizione prolungata alle radiazioni può provocare, mutazioni somatiche del Dna e malattie come patologie degenerative o cancro. 

“Attualmente – osserva la Nasa nel suo rapporto Space Faring: The Radiation Challenge – la principale contromisura operativa contro gli effetti negativi delle radiazioni è semplicemente limitare l’esposizione degli astronauti, il che significa limitare la quantità di tempo che possono trascorrere nello spazio”. Alcuni di questi strascichi del viaggio spaziale cominciano a invertirsi dopo il ritorno sulla Terra, come nel caso delle alterazioni della vista e dell’orientamento spaziale, ma altri effetti possono risultare permanenti.

Effetti negativi sulla salute mentale 

Infine, e di certo non per importanza, un periodo esteso trascorso nello Spazio può avere avere effetti negativi sulla salute mentale degli astronauti. L’isolamento, l’interruzione del sonno e la disfunzione cognitiva, il malessere fisico possono rendere i viaggiatori spaziali irritabili ed emotivi durante la loro permanenza nello spazio e nel periodo immediatamente dopo il ritorno.

Fonte Immagine in Evidenza: ilpost.it

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