“É un insulto alla vita stessa” disse Myazaki, fondatore dello studio Ghibli nel 2016 quando gli venne mostrato un programma di animazione IA. Ora più che mai queste parole hanno peso in luce del recente trend mediatico
È da un paio di settimane ormai che il trend della immagini a stile “Ghibli” sta imperversando sui social, fungendo da dimostrazione del nuovo modello di ChatGPT.
Ma è bene ricordare che le opinioni del capo e fondatore dello studio, Hayao Myazaki, al riguardo: “È un insulto alla vita stessa” Miyazaki pronunciò quella frase nel 2016, durante una riunione in cui un gruppo di tirocinanti gli aveva appena mostrato un’animazione prodotta con una versione di prova di un programma di intelligenza artificiale, dicendo inoltre che l‘IA nel video scimmiottava le movenze di un suo caro amico afflitto da disabilità e che essa “non capiva cosa fosse il dolore”.
I am in no way exaggerating when I say that if Hayao Miyazaki said this to me about AI I’d quit my job and burn the office building to the ground in hopes of forgiveness pic.twitter.com/9HKcNam4X0
— Kristi Yamaguccimane (@TheWapplehouse) October 1, 2023
“Non sto affatto esagerando quando dico che se Hayao Miyazaki mi avesse detto questo sull’intelligenza artificiale, avrei lasciato il mio lavoro e avrei bruciato l’edificio dell’ufficio fino alle fondamenta nella speranza di ottenere perdono”
In questo modo il regista chiarisce in modo piuttosto esplicito di non volere avere niente a che fare con quel tipo di tecnologia e di non volerla integrare nel lavoro dello studio.
L’utilizzo del filtro ha fatto riemergere un vecchio problema legato all’uso dell’IA come strumento generativo: il copyright e i diritti d’autore, dato che l’intelligenza artificiale è addestrata con svariate quantità di arte “rubata” da artisti professionisti e non. Inoltre la produzione artificiale di queste immagini tende a svalutare il valore artistico delle originali opere dello studio, solo per usarle per fini superficiali e vani come meme o selfie, nell’ennesimo trend social.
La snaturazione dell’estetica Ghibli va oltre il suo utilizzo vacuo come trend mediale, ma la vede usata anche da gruppi politici che sono in contrapposizione diretta con le filosofie di Myazaki, famoso pacifista, anti-guerra e ambientalista.
Viene alla mente il grottesco utilizzo del filtro da parte della Casa Bianca per dipingere l’arresto e la deportazione di una donna in lacrime accusata di spacciare fentanyl .Uno spettacolo mediatico che anche i sostenitori dell’amministrazione Trump hanno visto come un atto giovanile e di sadismo performativo, esacerbato ancora di più dall’utilizzo del software che da all’immagine un effetto surreale.
https://t.co/PVdINmsHXs pic.twitter.com/Bw5YUCI2xL
— The White House (@WhiteHouse) March 27, 2025
Per capire meglio quanto sia irrispettosa questa nuova moda bisogna capire che lo studio di Myazaki è stato indispensabile per fare uscire i film di animazione dal riquadro culturale di film per bambini. Infatti gran parte dei film Ghibli sono pregni di temi pesanti e complessi: basti guardare a film come La Principessa Mononoke che parla dei pericoli dell’industrializzazione ma anche della necessità di essa per la sopravvivenza umana, o Porco Rosso che esplora i temi della libertà tramite il volo come resistenza all’ autoritarismo.
Grossa parte dell’ “anima” dello Studio Ghibli si trova negli sforzi di Myazaki nel mantenere l’artigianalità e il tradizionalismo nelle tecniche artistiche dello studio.
Forse non c’è modo migliore per riassumere il problema con questo trend che vedere come Myazaki elogi uno dei suoi animatori per aver realizzato una clip di 4 secondi per il film “Si alza il vento” che aveva richiesto più di un anno di lavoro
AI creating “studio ghibli style art” knowing Miyazaki spent 1 year and 3 months on a 4 second scene just hurts my heart? pic.twitter.com/l2L4xi1xtd
— Fľøkï (@Dee_Floki) March 28, 2025
“L’intelligenza artificiale che crea “arte in stile Studio Ghibli”, sapendo che Miyazaki ha impiegato 1 anno e 3 mesi su una scena di 4 secondi, mi spezza il cuore?”
Giorgio Zagami
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