A distanza di più di due anni dalla comparsa della pandemia, si iniziano a contare gli effetti e i disagi che il Covid continua a lasciare. Sono state condotte numerose ricerche al riguardo, come quelle effettuate dall’osservatorio Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. Come leggiamo all’interno di un loro articolo, i più giovani risentono delle restrizioni attuate non solo a livello fisico, ma soprattutto psicologico.
Vengono quasi “oscurati”, resi invisibili e viene negato loro di proseguire il ciclo naturale di vita.
Tutto viene interrotto, dalle routine scolastiche ai rapporti con i coetanei. Infatti, secondo un sondaggio che è stato effettuato dall’Unicef, che esaminava ragazzi e ragazze tra i 15 e 19 anni, la maggior parte di loro manifesta un bisogno maggiore di ascolto, supporto e comprensione.
Altri studi, condotti in varie nazioni europee mostrano come i giovani abbiano sviluppato sempre più disturbi d’ansia e depressione, non solo dovuti alla malattia in sé, ma le sue conseguenze persino in ambito familiare ed economico-familiare.
Tra i disturbi che più preoccupano vi sono quelli alimentari; si registra un’incremento di circa il 30%, soprattutto nell’anoressia.
Che si parli di DAD o smartworking, di certo, in questo periodo il ruolo delle apparecchiature tecnologiche è fondamentale. Innegabile il grande aiuto dato dai nuovi mezzi di comunicazione, essi hanno permesso al mondo di continuare a “funzionare”.
Se è vero che grazie alle piattaforme come Teams e Google Meet, i ragazzi hanno potuto continuare a seguire lezioni scolastiche e restare connessi con i propri compagni, dall’altra parte sono nati dei problemi. 
Tra i disturbi si segnalano: un’alterazione del ritmo sonno-veglia, disattenzione, aumento di mancanza di interesse verso le lezioni, ansia e depressione; per non parlare dei rischi dell’eccessiva esposizione a Internet.
La troppa libertà e la mancanza di un’accurata supervisione da parte degli adulti, ha esposto gli adolescenti in modo eccessivo, spesso vittime di cyber-bullismo- in Italia si conta almeno un 50%-; truffe o tendenza a guardare contenuti non adatti alla loro età, dei quali spesso violenti ( tra cui un buon 25% dei ragazzi ha ammesso che la frequenza è aumentata proprio durante il lockdown).
Questi sono alcuni dati frutto dello studio nel 2021 da parte dell’Unione Europa, chiamato Lobe et al., concentratosi appunto sulle spiacevoli esperienze vissute.
La scuola non può fermarsi semplicemente alla didattica,è chiaro che sia necessario offrire maggiore supporto alle nuove generazioni, soprattutto in questo periodo soffocante da Covid.
Dunque, appare sempre più fondamentale trovare dei percorsi di aiuto sia per i ragazzi che alle loro famiglie. A partire da sostegni economici per famiglie in difficoltà, in modo da garantire una omogeneità delle possibilità di studio per tutti gli studenti.
Componente centrale è il supporto psicologico. Sebbene i ragazzi abbiano effettivamente timore a chiedere aiuto ai propri familiari, è stato appurato che bisogna spingere su questo affinché ci si possa poi rivolgere ad esperti.
É vera anche, la necessità di aumentare la presenza nelle scuole di psicologi. Li, i ragazzi possono recarsi e ricevere il supporto richiesto, anche senza “pesare” eccessivamente economicamente su famiglie già colpite profondamente dalla pandemia.
Inoltre, leggiamo, che tra le attività proposte, vi sono quelle estive, non strettamente legate all’ambito scolastico. Esse potrebbero essere un modo per confrontarsi, cercare di elaborare insieme la realtà che li circonda.
Sara Sapuppo
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Nata a Catania nel 2000, Sara sin da bambina ha sempre voluto lasciare il segno in questo mondo, e non appena entrata nella sua adolescenza ha capito che il modo migliore per farlo era la comunicazione. Infatti, dopo essersi diplomata nel settore turistico, si scrive e frequenta sino ad ora la facoltà di Scienze e Lingue per la Comunicazione presso l’Università di Catania.
Tra le sue passioni spiccano quelle per la musica e quella di interessarsi di ciò che accade attorno a lei quotidianamente, battendosi per la difesa di quelli che sono i diritti ( ma anche doveri eh!) umani. Per questo, cerca da qualche anno a questa parte di poter interagire con gli altri attraverso blog e i social.
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