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Camorra, il boss “Sandokan” si pente e collabora dopo 26 anni
29 Marzo 2024
Attualità

Camorra, il boss “Sandokan” si pente e collabora dopo 26 anni

Home » Attualità » Camorra, il boss “Sandokan” si pente e collabora dopo 26 anni

Il boss dei Casalesi Francesco Schiavone, meglio conosciuto come “Sandokan”, si pente dopo 26 anni di carcere duro: ha deciso di collaborare con i magistrati, forse per impedire la riorganizzazione del clan.

“Sandokan”: il boss si pente e collabora con la giustizia

Francesco Schiavone, meglio noto come Sandokan e come capo clan dei Casalesi, ha finalmente deciso di collaborare con i magistrati. A darne notizia il Corriere Caserta, e a confermarlo, poco dopo, è la stessa Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

L’arresto del 1988 e i 26 anni di carcere duro

Il boss, oggi 70enne, fu arrestato 26 anni fa, nel 1988. Fu condannato all’ergastolo nel maxi-processo Spartacus, durato fino al 2010, nel corso del quale vennero arrestati 115 membri del clan Casalesi. 

Da allora, l’ex boss è stato detenuto prima presso il carcere di Parma e poi de L’Aquila in regime di 41-bis. Si è sempre rifiutato di collaborare, nonostante due suoi figli abbiano deciso di intraprendere questa strada: prima Nicola, nel 2018, e poi Walter nel 2021.

Il tumore e la decisione di collaborare con la giustizia

La decisione di collaborare arriva in un momento difficile per il boss. Infatti  “Sandokan” avrebbe di recente scoperto di soffrire di tumore.

Nei giorni scorsi, infatti, è stato trasferito al carcere de L’Aquila per permettergli di curarsi all’ospedale San Salvatore, come avvenne mesi fa con Matteo Messina Denaro.  È proprio in questo frangente che avrebbe deciso di intraprendere questa importante decisione, che potrebbe essere determinante per il lavoro degli inquirenti e per la vita del clan.

La travagliata decisione di Sandokan di collaborare con la giustizia, infatti, potrebbe permettere alle forze dell’ordine di risalire a segreti importantissimi sul clan dei Casalesi, custoditi gelosamente dal boss in 26 anni di detenzione e finora rimasti avvolti nel mistero: parliamo, ad esempio, dell’omicidio del fondatore del clan Antonio Bardellino in Brasile, o degli intrecci tra camorra e politica.

La reazione dei parenti

Dopo la decisione del capoclan di collaborare, le forze dell’ordine si sono recate a Casal di Principe per parlare con i suoi familiari e per proporgli il programma di protezione. Tuttavia, i parenti hanno preso le distanze dalla volontà del boss e hanno rifiutato il programma di protezione, restando nel Casertano. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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