“Milano, baby gang fuori controllo blocca tram con flessioni sui binari e sassate contro il mezzo”
“Lotta alle baby gang: a Padova una lista di mille nomi da tenere sotto controllo”
“Milano violenta. «Io, pestato senza motivo da una baby gang. Sembrava un film horror»”
“Terrore al luna park: arrestata baby gang responsabile di vari reati”

Queste sono solamente alcune delle tante notizie che si trovano sulle testate giornalistiche riguardante il tema della criminalità e, in particolare, delle baby gang.
Col termine baby gang si intende un fenomeno di microcriminalità organizzata, generalmente diffuso nei contesti urbani. Nello specifico si tratta di gruppi di minorenni che assumono comportamenti devianti ai danni di cose o persone. Partendo da piccoli furti e atti vandalici, il fenomeno si è sempre più esteso arrivando perfino a rapine e, soprattutto, aggressioni verso gli altri senza motivo.
Un esempio è dato da un ragazzo di trentacinque anni, recentemente vittima di una baby gang di Milano:
«Quei ragazzi erano in quindici, mi hanno preso a pugni sul volto e uno ha anche cercato di accoltellarmi. La mia salvezza? Un taxi. Sono riuscito a salire mentre mi inseguivano e mi sono fatto accompagnare direttamente all’ospedale. Avevo il viso gonfio e il cuore a mille».

Un’ulteriore esempio è fornito dall’episodio di Arturo, il ragazzo diciassettenne che nel 2017 era stato accoltellato da una baby gang a Napoli, senza alcun motivo. Lo ferirono con circa venti coltellate e lo lasciarono in una pozza di sangue quasi in fin di vita. Ma Arturo riuscì comunque a salvarsi affrontando un lungo e delicato percorso di riabilitazione.
«Oggi non siamo noi a incassare una vittoria ma la società civile a portare a casa un risultato» dice Maria Luisa Iavarone, la mamma di Arturo che ha deciso di fondare anche un’associazione contro il bullismo e la violenza tra i giovani, Artur.
Ed è forse proprio questo carattere aggressivo immotivato a distinguerli dalle organizzazioni criminali composte da adulti, le quali agiscono per scopi economici o per intimidire e/o punire. Questo fenomeno è anche diverso dal bullismo, perché il bullo aggredisce un bersaglio specifico che generalmente conosce, mentre i bersagli delle baby gang possono essere chiunque, una scelta casuale. Inoltre, all’aggressione fisica del bullo si accompagna spesso un’aggressione psicologica per “buttare giù” moralmente la vittima; invece, gli aggressori delle baby gang vogliono solamente violenza.
Ma quali possono essere le cause di questa violenza? Per molti si tratta di un semplice desiderio di anticonformismo e di violazione delle regole, mentre per altri un modo per sentirsi potenti. C’è chi invece “da la colpa” ai film e ai videogiochi, sempre più brutali.
Importante è anche il contesto familiare in cui sono cresciuti i minori, che in un modo o nell’altro influisce sul loro comportamento. Un errore che spesso si tende a fare è credere che il fenomeno sia correlato a un basso livello sociale e a situazioni familiari problematiche. Molti pensano che questi giovani provengano dalle periferie dominate da delinquenza e che magari siano “figli dei drogati, degli extracomunitari” ecc. In alcuni casi questo potrebbe anche essere vero, ma non sempre. Infatti, il fenomeno riguarda anche ragazzi che provengono da famiglie benestanti, per cui a maggior ragione è difficile individuare le cause di tali comportamenti.
A complicare ancora più la situazione è la nuova scia presa da queste baby gang che da aggressioni violente sono passati a veri e propri abusi sulle ragazze. Un fatto recente è avvenuto a Milano nella notte di Capodanno. Due turiste tedesche stavano festeggiando l’arrivo del nuovo anno come tutti, quando all’improvviso sono state accerchiate da un gruppo di ragazzi: c’era chi le teneva ferme e chi abusava di loro.

«Abbiamo provato a respingerli, la mia amica li ha colpiti e dato schiaffi ma loro ridevano e hanno continuato a molestarci, avevo quindici mani addosso».
Si tratta di un’aggressione di almeno dieci minuti di cui girano anche video, mentre ci si chiede perché nessuno sia intervenuto: «La polizia ci vedeva e non ha fatto nulla, non so dire perché, è stato scioccante perché non possono non averci viste». Questa è stata l’accusa di una delle due ragazze.
Ma questo è solo uno dei tanti episodi avvenuto quella notte sempre a Milano. Anche una ragazza di diciannove anni è stata vittima di un’aggressione di trenta ragazzi. Per fortuna la polizia è intervenuta prima che si spingessero oltre; resta comunque un brutto ricordo per la ragazza che voleva solamente passare una bella serata.
Quello delle baby gang appare, quindi, come un fenomeno altamente complesso che va analizzato dal profondo, tenendo in considerazione vari aspetti. Tutti possono diventare delle potenziali vittime di questi “super bulli”. È necessario intervenire subito, partendo dalle scuole che dovrebbero essere un’importante mezzo educativo e che dovrebbero sempre più spesso affrontare temi che riguardano i giovani.
Ilenia Mennone
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