Continua la crociata anti-immigrazione di Trump e la sua amministrazione. Sono stati stretti nuovi accordi di dubbia legalità per la deportazione di criminali verso El Salvador, facendo scattare allarmi riguardo il trattamento dei detenuti.

Lunedì 3 febbraio Marco Rubio annuncia un accordo senza precedenti e di discutibile legalità stretto con il presidente di El Salvador, Nayib Bukele. Secondo l’accordo il Paese sudamericano sarebbe ben contento di accogliere, nella sua nuova prigione di massima sicurezza, i criminali “violenti” e gli immigrati illegali. Questo è solo l’ultimo atto della già pesante crociata dell’amministrazione Trump contro gli immigrati. Per dare legittimità a queste estradizioni lampo è stata riesumata una legislazione del diciottesimo secolo, la “Aliens Enemies Act”. Inoltre, in vista dell’accordo con Bukele, l’amministrazione ha eliminato le protezioni contro l’estradizione da 348.000 immigrati di origine Venezuelana.
Questo accordo aveva fin da subito fatto scattare indignazioni e critiche da gruppi e individui a sostegno dei diritti umani e pure nello stesso EL Salvador.
Manuel Flores, segretario generale del partito di sinistra di El Salvador dice: “Cosa siamo? (il loro) giardino, cortile o scarico di rifiuti?”
Roman Palomares, presidente di un associazione per i diritti dei cittadini sudamericani, affermando che il gruppo: “Si oppone al trattamento dei deportati come bestiame che possono essere trasportati da un paese all’altro senza riguardo alla loro casa d’0rigine“.
“Gli USA sono assolutamente vietati dal deportare cittadini americani, che siano incarcerati o meno” aggiunge Leti Volpp , professore di legge a Berkeley, specializzato in leggi sugli immigrati e la cittadinanza.
“Stiamo valutando la situazione, ci piacerebbe molto” risponde Trump quando gli viene chiesto se fosse disposto a deportare criminali americani al mega-carcere.
La portavoce della casa bianca Karoline Leavitt risponde alle domande dei media. “È una questione legale che il presidente sta esaminando. La prenderebbe in considerazione se fosse legale, per cittadini americani responsabili di ripetuti crimini violenti. Nessuno in questa stanza vorrebbe queste persone nella propria comunità”.

La prima vittima dell’incompetenza maliziosa di questo nuovo accordo è Kilmar Abrego Garcia, uomo di origini salvadoriane che entrò illegalmente in America nel 2016, ottenendo però, poco dopo, il permesso di soggiorno in base ad una sentenza: l’espulsione e susseguente estradizione avrebbe messo in pericolo l’uomo, poiché era nel mirino delle potenti gang Salvadoriane.
L’uomo, padre di tre figli è stato scambiato per membro di una gang per via di un tatuaggio e fu arrestato da agenti ICE senza essere accusato formalmente di alcun crimine. Abrego è ora detenuto nel CECOT , il terrificante carcere dove molti membri delle gang salvadoriane si trovano.
“Garcia era un terrorista straniero, è un membro della gang MS-13, è stato coinvolto nel traffico di essere umani ed è entrato illegalmente negli Stati Uniti” esprime la Leavitt. “È stato rimandato nel suo paese, affronterà le conseguenze delle sue azioni. Non capisco cosa ci sia di difficile da capire”.
La stessa corte suprema ha ordinato il rimpatrio di Abrego, riconoscendo l’illegalità della situazione. D’altro canto l’amministrazione Trump scarica la responsabilità su El Salvador, il presidente stesso dice che se Bukele non vuole rilasciarlo lui non può fare nulla al riguardo.
“State suggerendo che dovrei rilasciare un terrorista negli USA?(…)Ovviamente non lo farò, è una domanda ridicola.” Risponde Bukele.
Una mossa stranamente timida da parte di Trump, che si è sempre preoccupato di proiettare un’immagine dell’uomo forte e influente. Queste inconsistenze gettano ombra sulla effettiva motivazione dell’amministrazione riguardo a questa scelta.

Ma che cosa è il CECOT? Questo edificio prima simbolo di rinascita e ora di terrore?
Il CECOT (Centro de Confinamiento del Terrorismo, tradotto in italiano Centro di Confinamento del Terrorismo), fu costruito nel 2022 durante l’epocale repressione delle letali gang di El Salvador.
Il 26 maggio 2022 la violenza delle gang raggiunse il culmine con il massacro di 67 persone in un solo giorno, ripercussione di una tregua infranta tra loro e il governo. La risposta governativa fu la messa in atto di uno stato di crisi che sospese molti diritti civili in modo da poter iniziare un rastrellamento di scala nazionale. In sette mesi 55.000 sospetti vennero incarcerati e i cittadini di El Salvador si sentirono finalmente al sicuro dopo decenni di terrore.
I sospetti criminali vennero incarcerati nel CECOT, costruito apposta per l’occasione, in condizioni incredibilmente inadeguate. La prigione infatti soffre di sovraffollamento, sovraffollamento ingegnerizzato apposta come ulteriore punizione per i detenuti.
Queste violazioni sono passate in sordina per via dei risultati indiscutibili di Bukele, infatti il paese non è mai stato più sicuro. Ma, ora che la CECOT sta iniziando ad accogliere criminali più controversi dei membri di gang omicide e brutali, gli occhi della comunità internazionale si stanno voltando verso questo “buco nero di diritti umani”.
Giorgio Zagami
Fonte immagine in evidenza: Adnkronos
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Articoli di proprietà di Voci di Città, rilasciati sotto licenza Creative Commons.
Sei libero di ridistribuirli e riprodurli, citando la fonte.
Ti piacerebbe entrare nella redazione di Voci di Città? Hai sempre coltivato il desiderio di scrivere articoli e cimentarti nel mondo dell’informazione? Allora stai leggendo il giornale giusto. Invia un articolo di prova, a tema libero, all’indirizzo e-mail entrainvdc@vocidicitta.it. L’elaborato verrà letto, corretto ed eventualmente pubblicato. In seguito, ti spiegheremo come iscriverti alla nostra associazione culturale per diventare un membro della redazione.
Serie C, Catania così non va: bruttissimo ko (2-0) a Crotone
Euphoria, il ritorno della serie cult con la terza stagione
Il giovedì europeo delle italiane: Bologna e Fiorentina, sogno finito?
Dr.Stone, arriva il finale dell’anime che risolve l’enigma
Nuovo album: Blanco si ritrova nella semplicità
Da quello di Sarajevo all’attentato di Zenica: l’Italia del calcio è morta