Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale contro la violenza sulle le donne. Sarà una giornata importante anche sul fronte giudiziario: sono attese la richiesta di ergastolo per Filippo Turetta, reo confesso del femminicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, e la sentenza per l’uccisione di Giulia Tramontano per mano dell’ex Alessandro Impagnatiello. Secondo i dati del Viminale, in Italia, dal 1 gennaio al 17 novembre di quest’anno sono stati commessi 98 femminicidie 51 donne sono state uccise dal loro partner o da un ex.
Nel 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito la giornata contro la violenza sulle donne in onore delle tre sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, che nella Repubblica dominicana degli anni Cinquanta osarono sfidare il regime di Rafael Leonidas Trujillo. Il loro nome di battaglia era: “Mariposas”, farfalle.
Lo stato incarcerò le sorelle Mirabal due volte, con l’accusa di attentare alla sicurezza.
Per evitare ulteriori proteste, il governo ritirò la condanna ai lavori forzati per Patria, Minerva e Maria Teresa, rilasciandole. Ma las Mariposas continuavano a rappresentare una minaccia per la tenuta del regime.
Nel tardo pomeriggio del 25 novembre 1960, alcuni agenti della polizia segreta fermarono l’auto delle tre sorelle e portarono i passeggeri in un casolare isolato. Vengono picchiati a morte e poi riposizionati all’interno del veicolo, gettato a sua volta in un burrone per simulare un incidente.
La loro morte, quindi, fu tutt’altro che un incidente.
Nella risoluzione dell’Onu è scritto oggi che per violenza contro le donne s’intende “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata”.
in Italia il colore della rivolta femminista è il fucsia, un colore che include anche altre identità di genere, altri orientamenti sessuali, che con le donne condividono l’oppressione da parte della cultura patriarcale.
Ma prima per fucsia troviamo il rosso, il colore del sangue, delle panchine contro la violenza sulle donne e delle scarpette rosse, per anni simbolo degli abusi e dei femminicidi. Un’artista messicana, Elina Chauvet, nell’agosto 2009 posizionò in città 33 paia di scarpe femminili, tutte rosse. L’idea era quella di non lasciare indifferenti e incentrare l’importanza sulla violenza di genere. Ma anche per ricordare la sorella, assassinata dal marito a soli vent’anni.
Per avere aiuto o anche solo un consiglio è disponibile il numero 1522.
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