Carlo Ponzi, il re italiano della truffa che ha sbancato l’America

Carlo Ponzi, il re italiano della truffa che ha sbancato l’America

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Charles Ponzi, registrato all’anagrafe come Carlo Pietro Giovanni Guglielmo Tebaldo Ponzi, è stato probabilmente uno dei più grandi truffatori della storia mondiale. L’italo-americano ha infatti letteralmente sbancato oltre oceano qualsiasi mercato finanziario grazie al suo famoso metodo piramidale.

Chi era Mr. Ponzi?

Nato a Lugo, cittadina in provincia di Ravenna, nel 1882, Mr. Ponzi passa la sua giovinezza tra l’Emilia e l’università La Sapienza di Roma: tutto questo periodo della sua vita risulta, a oggi, davvero difficile da ricostruire, anche per la sua tendenza ad abbellire qualsiasi evento lo riguardasse, finendo poi per snaturarlo rispetto alla realtà dei fatti. È comunque certo che, una volta a corto di fondi, viste anche le perenni frequentazioni di bar e teatri, a discapito degli studi universitari, lascia l’Italia e parte per Boston: a sua detta, egli arrivò in suolo americano con soli 2 dollari e 50 centesimi, dato che aveva perso i risparmi portatisi dietro in scommesse durante il viaggio in nave. Carlo dimostra di avere la truffa nel sangue già dai suoi primi lavori: trovato impiego come lavapiatti in un ristorante, diventa presto cameriere per poi venire licenziato a causa di alcuni brogli sul resto ai danni dei clienti. A 25 anni Ponzi si trasferisce in Canada, dove diviene consulente del Banco Zarossi, banca di proprietà dell’omonimo Luigi Zarossi, il cui punto di forza è gestire i risparmi degli immigrati italiani, garantendo un tasso di interesse due volte quello corrente. Quando Carlo scopre che la banca è in realtà in gravi difficoltà economiche a causa dei debiti che il titolare paga con i depositi dei nuovi clienti, tuttavia, è già troppo tardi: Zarossi, durante il fallimento della sua banca, stava già scappando in Messico con gran parte del denaro guadagnato. Ponzi adesso vuole tornare negli USA con una semplice ma ingegnosa truffa: egli trova un libretto degli assegni incustodito, mentre era negli uffici di un ex cliente Zarossi, stacca così un assegno da 423 dollari e 58 centesimi e falsifica la firma sul titolo di credito, viene tuttavia scoperto dalla Polizia e arrestato. Una volta uscito di galera – seppur per la madre, in base a quanto appreso dalle lettere che il figlio le mandava, ella era un assistente speciale di una guardia carceraria – riesce a tornare a Boston.

Securities Exchange Company

Qualche mese dopo Charles, come adesso lo chiamano, scriverà la “Guida del commerciante”, una bibbia dei rapporti commerciali, colme di pubblicità e reperibilità di ogni genere merceologico. Un po’ dopo la pubblicazione dell’opera, una società spagnola chiederà a Ponzi informazioni in merito, è qui che l’italo-americano scopre il potenziale dell’IRC (Buono di risposta internazionale): la busta pervenuta a Ponzi, infatti, contiene un buono da cambiare con un francobollo da applicare alla futura lettera di risposta, quest’ultimo – visto il costo della vita statunitense, diverso da quello spagnolo – valeva di più del buono; inoltre non solo gli accordi internazionali prescrivono il divieto di utilizzo, da parte del destinatario, di francobolli della nazione del mittente, ma il mittente stesso non può acquistare nel proprio Paese francobolli del Paese estero in cui sta il destinatario. Bisogna utilizzare, quindi, i buoni internazionali. Mr. Ponzi capisce così che se riceve buoni da un Paese dove i francobolli americani costano più del buono (come la Spagna per l’appunto) può ricavare guadagno dal loro mero scambio; egli inoltre capisce come questo sistema funzioni pure con l’Italia, dato che anche lo Stivale aveva un costo della vita minore rispetto quello americano: acquistando buoni in Italia, dunque si poteva guadagnare scambiandoli con francobolli statunitensi, traendone profitto dalla differenza. Ponzi costituisce così la Securities Exchange Company, la gente inizia ad investire ed essere ripagata, la voce gira e gli investimenti aumentano sempre di più, al punto che Ponzi stesso assume degli agenti, retribuendoli a provvigione. Per capire come egli sia diventato ricco in un tempo davvero ristretto basta confrontare il suo capitale del febbraio 1920, che ammonta a 5.000 dollari (cifra di per sé alta per quegli anni) con quello del marzo dello stesso anno, pari a 30.000 dollari: insomma, Ponzi in un mese è riuscito a sestuplicare il suo capitale. Egli, comunque, sceglierà di fare un altro passo in avanti soltanto a maggio, quando forte dei suoi 420.000 dollari di capitale, deposita il suo denaro presso la Hanover Trust Bank, banca che poi lui stesso acquisirà nel luglio successivo. Siamo al punto in cui, pur di investire nella SEC, le persone scelgono di ipotecarsi la casa: del resto Ponzi paga bene, quindi qual è il problema?



L’interferenza del Boston Post

Eppure qualcosa va storto: un venditore di mobili, che vantava dei crediti nei confronti di Ponzi, lo cita in giudizio a seguito della sua inadempienza. Charles vincerà la causa, ma la gente inizierà a domandarsi come abbia fatto tutti quei soldi in così poco tempo. Mentre alcuni investitori iniziano a ritirare i loro fondi dalla SEC, il Boston Post incomincia ad indagare sul ricco businessman del momento e pubblica una serie di articoli su di lui e sui suo metodi. Il giornale in questione assumerà persino Clarence Barron (famoso analista finanziario del tempo) per fargli studiare l’andazzo della SEC: egli nota alcune falle del sistema che alimentano i dubbi del giornale in questione. L’inchiesta giornalistica del Boston Post segnò l’inizio della fine: Ponzi, piuttosto che fuggire in Messico ed uscire allo scoperto, come aveva fatto Zarossi, preferisce andare tra la folla a rassicurare ogni singolo investitore, offrendo caffè e false speranze a chiunque trovasse insicuro. Intanto i dirigenti delle Poste annunciano il cambiamento dei tassi di conversione. Parallelamente Ponzi assume un nuovo agente pubblicitario, di nome James Mc Masters. Proprio lui, diffidente al massimo verso il suo nuovo datore di lavoro, si reca presso la redazione del Boston Post per spiegare la follia di Ponzi: il giornale è entusiasta della sua storia e gli offre ben 5.000 dollari per pubblicare un articolo con la sua storia che rivela come il titolare della SEC sia sull’orlo del fallimento e stia soltanto mettendo in scena uno squallido teatrino. Nei giorni che seguiranno, verrà ordinata sia la chiusura della società di Ponzi che della Hanover Trust Bank: manca due giorni a ferragosto quando l’italo-americano finisce in manette. Eppure la gente vessa la Polizia federale perché credono ancora in Ponzi: si stima, infatti, che ben 40.000 persone hanno investito per un totale di 15 milioni di dollari (più di 100.000 ai prezzi del 2006, secondo quanto riporta Wikipedia) nella sua società.

La caduta del Signor Ponzi

È il giorno di Ognissanti del 1920 quando Carlo Ponzi viene dichiarato reo di frode postale e condannato a 5 anni di prigione, da qui in poi girerà buona parte degli stati federali, provando a rifarsi una vita e soprattutto un buon patrimonio, senza però aver successo e rifinendo più volte in cella. Sei anni dopo, Ponzi, rasatosi e fattosi crescere i baffi, proverà ad imbarcarsi su una nave mercantile diretta in Italia, senza avere successo alcuno; arriverà persino a chiedere l’espatrio al presidente Coolidge tramite una lettera, ma si vedrà respinta anche questa richiesta. «Cercavo guai, e li ho trovati» disse nel 1934 quando venne rispedito in Italia, sono passati 14 anni dal 1920, eppure gli ispettori governativi non riuscirono mai a ricostruire interamente e in maniera precisa i bilanci dell’uomo che piegò i mercati finanziari americani a suo piacimento. Carlo Ponzi passerà gli ultimi anni della sua vita tra Roma e Rio De Janeiro, dove troverà lavoro grazie all’intercessione del cugino Attilio Biseo, divenuto intanto pilota d’aerei personale di Benito Mussolini. Quando l’Italia entra in guerra con il Brasile, tuttavia, Ponzi perde il posto e si riduce in uno stato di povertà impensabile negli anni passati: degli antichi fasti restano solo melanconici ricordi. Ponzi morirà il 18 gennaio del ’49 in un ospedale di Rio, un anno dopo aver avuto un ictus, lasciando incompleto il libro “The fall of Mister Ponzi“. Disse ad un giornalista americano durante la sua convalescenza: «Io ho dato agli abitanti di Boston il miglior spettacolo che sia mai stato visto sul territorio dai tempi dello sbarco dei Padri Pellegrini! Valeva ben quindici milioni di verdoni il vedermi mettere su tutta la baracca».

Lo schema piramidale (o schema Ponzi)

Fonte: U.S. Security and Exchange Commission (www.sec.gov/answers/pyramid.html)

Seppur non sia stato il primo ad utilizzare tale metodo, è stato senza dubbio il primo a renderlo una enorme fonte di guadagno, avendo un successo tale da far accostare per sempre la piramide al suo nome. Ma come funziona tutto ciò? La punta della piramide (Ponzi nel caso specifico) promettere guadagni molto elevati su investimento a breve termine, portando acqua al suo mulino tramite pomposi sofismi e dati vaghi, talvolta nemmeno documentati. In un primo momento, quindi, pochi danno fiducia alla punta e così quest’ultima figura, pur di mantenere vicini a sé gli investitori, li ripaga di quanto investito (a costo di andare in perdita). Naturalmente, dopo i primi guadagni, questi soggetti – galvanizzati dal profitto appena guadagnato – parleranno bene dell’investimento, attirando altri investitori. Prima o poi, però, gli investitori aumenteranno in una maniera tale da portare la piramide al crollo dato che sarà impossibile remunerarli tutti, è lì che la punta – una volta stimato il massimo guadagno potenziale – deve scappare con quanto racimolato, lasciando a bocca asciutta e senza una lira (o meglio un dollaro, nel caso specifico) tutti gli altri investitori. Come si può facilmente evincere, questo metodo è a tutti gli effetti una frode e, dunque, contraria alla legge. 

I 3 punti cardine dello schema piramidale, altresì noto come schema Ponzi, sono quindi:
– promessa di guadagno a breve termine, supportata da dati fallaci, ad un pubblico scarsamente competente in materia finanziaria;
– ottenimento dei primi guadagni in modo da creare fiducia tra i primi investitori;
– investimento che parte da una sola persona che, a sua volta, ne parla bene e lo promuove a terzi che, a loro volta, ne parleranno ad altri, portando sempre più persone a sposare la causa dell’investimento da loro fatto.

Francesco Raguni

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About Francesco Raguni

Francesco Raguni, a 20 anni, è iscritto al Dipartimento di Giurisprudenza di Catania: tra un esame oggi e un altro domani, trova sempre il tempo di scrivere. Detto “Ciccio” dagli amici, ha come miti Francesco Guccini, Ernest Hemingway, Roberto Saviano e Nelson Mandela. È un grande sostenitore del progetto Anything To Say e collabora felicemente anche con SoccerWeb24. Il suo motto? «La maniera di andare a caccia è quella di cacciare per tutta la vita […] e quella di scrivere, di scrivere finché riesci a vivere». La sua malattia? Il Milan.

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