Ai Weiwei, l’artista cinese che racconta le condizioni della marea umana

Ai Weiwei, l’artista cinese che racconta le condizioni della marea umana

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«Ogni migrante umiliato mi ricorda mio padre». Da questa constatazione Ai Weiwei, artista di Pechino, ha iniziato a creare opere per mostrare la condizione dei migranti. L’arte lo ha reso un’attivista e il suo nuovo progetto artistico e politico è un film documentario.

Lontano da casa

maxresdefaultAi Weiwei è un’artista particolare. Attualmente ha quasi 60 anni e vive a Berlino, ma si sposta molto per la sua attività. Essendo un migrante ha molto a cuore la lotta per il riconoscimento dei diritti umani. Suo padre era un poeta: fu spedito nel deserto del Gobi dal regime di Mao, era considerato pericoloso e rivoluzionario. Anche lui vive lontano dal suo paese d’origine, la Cina, che lo ha sempre ostacolato (come ha fatto con il padre) sottraendogli la possibilità di viaggiare. Per questo, non appena gli è stato restituito il passaporto, ha deciso di partire. In Occidente ha fatto conoscere la sua arte; negli ultimi anni, però, il tema centrale nelle sue attività è la testimonianza del problema di quella che Ai Weiwei definisce la «marea umana».

Arte politica

bbdd9bab523659f72e79235cef0a8565_XLIn Italia l’artista di Pechino si è già fatto conoscere con gesti eclatanti. Firenze è stata una delle città che l’ha visto protagonista di un atto politico, ma bizzarro allo stesso tempo. A gennaio ha appeso fuori da Palazzo Strozzi un’innumerevole serie di barconi rossi, chiaramente legati al tema dello sbarco dei migranti. Anche in Germania aveva ideato un progetto simile, realizzato nel 2016 a Berlino. Ai Weiwei aveva appeso più di 10 mila giubbotti arancioni da salvataggio alle colonne del Konzerthaus. La particolarità stava nel fatto che quei giubbotti erano stati effettivamente utilizzati per uno sbarco sulla riva di Lesbo. Dopo queste sporadiche azioni politiche l’artista ha deciso di creare qualcosa di più concreto, una sorta di documento.



Il film documentario

78a38d90a5f5af5857b8e93fa4dd5a84_XLAi Weiwei ha sempre viaggiato molto, ma questa volta ha scelto di visitare luoghi precisi. Grecia, Kenya, Bangladesh, Messico, Lesbo e Italia sono state le tappe fondamentali per il suo nuovo lavoro. Le coste, i campi profughi e i villaggi per sfollati lo hanno aiutato ad analizzare il flusso migratorio che è in corso. Ai Weiwei sostiene che «tutti possono essere rifugiati, potreste essere voi o potrei essere io. Il problema dovrebbe essere compreso da chi ha la fortuna di vivere in pace». A questo proposito ha creato un film documentario pieno di interviste, immagini e riprese tratte dal suo viaggio. L’ha intitolato Human Flow (marea umana) e racconta «le storie di chi fugge dalla disperazione in cerca di una vita migliore».

Il palcoscenico è Venezia

indexAlberto Barbera e tutto il team della Mostra del Cinema di Venezia, dopo aver visionato il documentario, hanno deciso di metterlo in concorso. Ai Weiwei ha dichiarato di essere molto felice che il suo film venga proiettato in una manifestazione così prestigiosa, poiché getta uno sguardo severo sulla situazione mondiale. In un mondo in cui tutto cambia velocemente e aumentano le disuguaglianze sociali, l’arte diventa inevitabilmente politica e cerca di esibire i problemi. L’artista ha infatti concluso spiegando il suo punto di vista. «Non c’è una crisi dei rifugiati ma piuttosto una crisi umana. Il confine non è a Lesbo, ma si trova in verità nelle nostra mente e nella nostra anima». Il messaggio di Ai Weiwei vuole essere un’insegnamento: dovremmo trattare in maniera civile chi fugge oggi, perché in futuro ognuno di noi potrebbe trovarsi nella stessa drammatica condizione.

Sara Tonelli

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Sara Tonelli

About Sara Tonelli

Studentessa di Scienze della Comunicazione, ragazza serena, curiosa, sensibile e accondiscendente che ama aiutare gli altri. Una delle più grandi passioni di Sara è la musica, di qualsiasi genere o periodo; se passa una giornata senza ascoltare canzoni potrebbe andare in crisi d’astinenza! Tra i suoi interessi ci sono anche gli eventi di spettacolo e lo sport (da guardare in televisione, ovviamente). Il suo sogno. Diventare una giornalista brava e competente; sin da piccola, infatti, è sempre stata ammaliata dal potere del linguaggio. Il suo aforisma preferito? «Le parole sono la più potente droga usata dall’uomo», di Kipling.

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