Esclusiva VdC – Nicolas Bruno e la paralisi nel sonno: una convivenza d’arte

Esclusiva VdC – Nicolas Bruno e la paralisi nel sonno: una convivenza d’arte

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La paralisi nel sonno

La paralisi nel sonno è un disturbo nel sonno che va oltre i semplici incubi o qualche forma non convenzionale di insonnia: si capisce di essere caduti nel giogo di questo tipo di paralisi quando, al proprio risveglio, ci si trova impossibilitati a muoversi. Il soggetto, in questo caso, prova ad urlare e a muoversi, ma non riesce: egli può vedere, può sentire, ma non ha controllo alcuno delle proprie facoltà motorie. Spesso la paralisi nel sonno è accompagnato da incubi che divengono praticamente tangibili: illusioni terrificanti ci si materializzano intorno per due minuti (o talvolta più), peggiorando il tutto.

Nicolas Bruno è un ragazzo americano che convive con questo problema da moltissimo tempo. Egli, tuttavia, ha imparato a combatterlo, raffigurando ciò che la paralisi nel sonno lo costringe a vedere. La nostra redazione, quindi, affascinata da come quest’uomo abbia dominato un problema di non poco conto tramite l’arte, l’ha contattato per intervistarlo.

Nicolas Bruno

1. Ciao Nicolas, raccontaci del ‘problema’ con cui convivi ogni notte: la paralisi del sonno. Quando è iniziato tutto? Spiegaci come l’affronti.

«Che io ricordi ho sempre convissuto con la paralisi del sonno, ma è dall’età di quindici anni in poi che questa condizione ha iniziato a prendere possesso della mia vita, compromettendo il mio benessere. In quel periodo, non avrei voluto dormire per più giorni di seguito, ma farlo voleva dire rendere i sogni sempre peggiori. Incredibili attacchi di insonnia e incubi terrificanti mi spingevano verso l’oscuro vuoto della depressione, ma quando ho trovato il modo di comunicare le mie esperienze tramite le mie opere, il mio mondo è cambiato completamente.  Trovare la mia vocazione tramite la costruzione della mia profondamente personale arte mi ha dato la spinta di cui necessitavo per andare avanti e crescere come artista».

1. Hi Nicolas. Tell us about your sleep paralysis. When did it started? Explain it and how do you face this problem.
 
«I’ve experienced sleep paralysis for the majority of my life, but from age fifteen and onward it took hold of my life and began destroying my well being. I would not sleep for multiple days at a time, which only intensified the dreams even more. Enormous bouts of insomnia and horrific dreams pushed me to a dark pit of depression, but when I found a way to communicate my experiences through my artwork, my world completely turned around. Finding my voice through the creation of my deeply personal imagery gave me the boost that I needed to persevere and grow as an artist».

L’arte come cura

2. Com’è nata l’idea di rappresentare i tuoi sogni? E, soprattutto, in che modo gli dai vita?

«Tengo un diario o un’agenda sul mio comodino così posso subito iniziare a scrivere delle mie esperienze, non appena riacquisto l’uso delle capacità motorie. È davvero importante per me cominciare a raccontare il sogno nello stesso momento in cui mi sveglio. Di solito, preferisco buttare giù uno schizzo di ciò che ho visto o sentito, piuttosto che descriverlo con semplici parole. L’atto di rappresentare graficamente il sogno mi consente di costruire il forma dell’opera che deve essere ancora fotografata. Sono costantemente alla ricerca di nuove metafore visive e di simbolismi onirici che esprimano le sfaccettature psichiche ed emozionali dei miei sogni».

2. How the idea of represent your “nightmares” was born? And, how do you represent them?



«I keep a journal or pad of paper on the edge of my nightstand so I can begin writing about my experiences, the moment I regain the ability to use motor functions. It is crucial to me that I begin documenting the dream the instance that I wake up. I will sketch a quick drawing of what I saw or felt, rather than attempting to describe the experience with words. The act of sketching the dream will inform the format of the final composition for the image that has yet to be photographed. I am constantly experimenting with visual metaphors and dream symbolism to express the physical/emotional aspects of the dreams».

Il vecchio Hag

3. Ricordi in maniera particolare qualche episodio?

«Ogni volta è ugualmente terrificante, alcune più di altre, ma la mia esperienza con il classico demone dei sogni conosciuto come “Old Hag” è certamente classificabile come la più forte esperienza che io abbia mai avuto, sia al livello fisico che psichico. Non appena mi sveglio dentro la paralisi, sento una presenza nella stanza che mi manda letteralmente nel panico più totale. Nella mia visuale periferica, ho percepito la figura di una donna con un vestito lungo che si profilava in maniera minacciosa nell’angolo della stanza vicino la porta. La sola realizzazione di ciò è riuscita a scatenare in me un’immensa paura. Immediatamente, ho cercato di urlare e uscire fuori dalla paralisi, ma nel momento in cui c’ho provato, sono stato afferrato da una pletora di mani oscure che, da sotto le mie coperte, mi hanno inchiodato al letto. La donna, al mio tentativo di fuga, ha emesso un urlo spacca timpani. Lei ha iniziato ad aggirarsi attorno al mio letto, fluttuando in maniera sinistra per tutta la stanza. Mi sono sentito soffocato dalla pressione che il suo librarsi mi causava. Dopo quello che è sembrato mezz’ora di lotta contro gli strazianti urli e l’energia della donna, mi sono liberato dalla paralisi e sono scappato al piano inferiore di casa mia. Per quel poco che riuscivo a capire, stavo ancora sognando. L’incubo è collassato in una seconda paralisi che si è manifestata con maggiore intensità e mi ha trasmesso sensazioni ancora più orripilanti. Quando mi sono svegliato, ho capito che questa condizione avrebbe iniziato a prendersi a mano a mano la mia vita».

3. Is there a time which you especially remember?
 
«Each episode is equally terrifying, some more than others, but my experience with the classic “Old Hag” figure (see Old Hag Syndrome) truly stands out as the most physically and emotionally draining experience that I’ve ever had. Upon waking into the paralysis, I felt a presence in the room which sent me into panic. In my peripheral vision, I spotted a figure of a woman in a dress that loomed in the corner of the room by the doorway. This realization sent my mind racing with fear. Immediately, I attempted to scream and break out of the paralysis, but as I took action, I was instantly grappled by a plethora of shadow hands that protruded from under my covers, bracing me to the bed. My attempt at escaping caused the woman to shriek with eardrum bursting static. She began her journey towards my bedside by hovering ominously across the room. I felt a suffocating pressure building as she moved towards me. After what seemed like a half hour of fighting with the woman’s tormenting scream and energy, I broke free from the paralysis and escaped to the lower level of my house. Little did I know, I was still dreaming. The dream lapsed into a second sleep paralysis episode that repeated with more intensity and horrific sensation. At the moment of waking up, I knew that this condition was starting to take over my life».
Francesco Raguni

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Francesco Raguni

About Francesco Raguni

Francesco Raguni, a 20 anni, è iscritto al Dipartimento di Giurisprudenza di Catania: tra un esame oggi e un altro domani, trova sempre il tempo di scrivere. Detto “Ciccio” dagli amici, ha come miti Francesco Guccini, Ernest Hemingway, Roberto Saviano e Nelson Mandela. È un grande sostenitore del progetto Anything To Say e collabora felicemente anche con SoccerWeb24. Il suo motto? «La maniera di andare a caccia è quella di cacciare per tutta la vita […] e quella di scrivere, di scrivere finché riesci a vivere». La sua malattia? Il Milan.

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