Strage di Bologna: le verità nascoste

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Trentasette anni fa, la Stazione Centrale di Bologna fu il teatro di una delle peggiori stragi terroristiche italiane. Ancora oggi, tuttavia, sono troppe le domande rimaste in sospeso e le ferite ancora aperte. Si scoprirà mai la verità?

031349642-7ac177e7-54c0-456d-b8e6-85bfc5ba5622BOLOGNA – Erano le 10.25 del 2 agosto 1980. La stazione di Bologna era affollata di turisti che partivano o ritornavano dalle vacanze, come di consueto in quel periodo dell’anno. Di certo, quelle persone non avrebbero mai immaginato di rimanere vittime di un attentato proprio mentre aspettavano il proprio treno. L’ordigno, di fabbricazione militare, era composto da 23 kg di esplosivo contenuti in una valigetta lasciata nella sala d’aspetto di seconda classe della Stazione Centrale di Bologna. L’esplosione, che colpì anche il treno fermo al primo binario, causò la morte di 85 persone e il ferimento o la mutilazione di altre 200. La città reagì con orgoglio e prontezza: molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti, prestarono i primi soccorsi alle vittime e contribuirono ad estrarre le persone sepolte dalle macerie. Al fine di prestare le cure alle vittime dell’attentato, i medici e il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, così come i reparti, chiusi per le ferie estive, furono riaperti per consentire il ricovero di tutti i pazienti. L’autobus 37, utilizzato come mezzo di soccorso d’emergenza, divenne, insieme all’orologio fermo alle 10:25, uno dei simboli della strage.

Sono trascorsi trentasette anni e non sono ancora chiari, purtroppo, moventi e mandanti dell’attentato. Tre sono le date principali: il 2 agosto 1980, giorno della strage; il 19 gennaio 1987, quando vi fu il primo processo che condannò all’ergastolo gli esecutori materiali della strage, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro; il 25 novembre 1995, quando le condanne dell’accusa divennero definitive (ovvero quindici anni dopo). Nonostante quest’ultima sentenza, oggi Mambro e Fioravanti sono soggetti liberi e l’Associazione Famigliari delle Vittime sta combattendo contro questa decisione, convinti della totale colpevolezza dei due membri del Nar. Colpevolezza che non risulta essere così palese per tutti però. Mambro e Fioravanti, i quali hanno confessato una lunga serie di reati e omicidi (tra cui l’uccisione del giudice Amato, il quale, al tempo, conduceva le indagini contro di loro), dichiarandosi, tuttavia, sempre innocenti. A sostegno della loro tesi, nel 1994 è nata un’associazione chiamata E se fossero innocenti? firmata da studiosi e politici di prestigio, tra i quali, in particolare, Sandro Corzi, Don Luigi Miniego, Giovanni Minoli e Luigi Manconi.



Fioravanti e Mambro condannati a risarcire 2,1 mldLe indagini riguardanti la strage di Bologna sono senza dubbio uno dei capitoli più intricati della storia del nostro Paese. L’attentato del 2 agosto 1980 è il momento culminante della cosiddetta “strategia della tensione”, che ha caratterizzato gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. La strategia della tensione prevedeva una manovalanza operativa affidata al movimento neofascista italiano (Nar, Msi, …); diversi apparati dello Stato, ritenuti complici o comunque coinvolti; e. infine, gli atti concreti, tra i quali la strage di Bologna rappresenta il momento culminante. La strategia della tensione era una tattica politica, che facendo pressione sull’instabilità governativa di allora e creando terrore, si poneva come obiettivo una frattura verticale del Paese, esasperando quelle che erano tensioni già esistenti. L’inchiesta su questo episodio è avanzata per diversi anni tra mille insidie e innumerevoli tentativi di depistaggio. Già dopo le prime ore dall’esplosione vi furono diversi tentativi per spostare l’attenzione dai veri esecutori dell’attentato. L’apice fu raggiunto quando il 13 gennaio del 1981, durante un’ispezione su un treno fermo alla Stazione Centrale, è stata ritrovata una valigetta contente un mitra MAB (appartenente alla banda della Magliana), una dose di esplosivo identico a quello contenuto nella bomba della strage, alcune riviste francesi e tedesche e dei biglietti ferroviari per Parigi e Monaco di Baviera. Questo episodio fa parte dell’azione “terrore sui treni”, portata avanti dai movimenti neofascisti italiani, tedeschi e francesi. Solo in seguito, però, questo singolare evento si rivelò essere una farsa.

La lista dei probabili colpevoli è molto lunga. Nonostante, come confermato dai processi, le accuse siano ricadute sul Nar, sono tante le figure che potrebbero essere colpevoli di tale atrocità. Molti sospetti sono ricaduti sul SISMI, le autorità militari italiani, a causa dell’ordigno costruito con sostanze altamente professionali. Per di più, in casa di Licio Gelli, imprenditore e faccendiere italiano, principalmente noto come maestro venerabile della loggia massonica segreta P2, venne ritrovato un documento contente un elenco di 963 nomi (politici, giornalisti e personaggi di spicco) probabilmente coinvolti nella strage: per questo motivo, Licio Gelli venne poi condannato per depistaggio alle indagini. Anche la banda mafiosa della Magliana venne coinvolta nell’inchiesta. Tutto questo insieme di sospetti e di nomi ha sempre reso torbide le indagini, favorendo la totale perdita di fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato e delle istituzioni.

Strage di BolognaI movimenti neofascisti? La banda della Magliana? Politici mossi da velleità autoritarie? Trentasette anni dopo non è ancora stato risolto il mistero. Non sono ancora stati chiariti mandanti e moventi della tragedia, che a tratti è risultata quasi surreale a causa degli innumerevoli tentativi di depistaggio. Ciò che invece è certezza sono le vittime che questa terribile strage ha causato, e il loro ricordo tramite le testimonianze dei parenti. Oggi, più che mai, è necessario fermarsi a riflettere sull’atrocità di tale fatto, perché quelle 85 vittime rappresentano ognuno di noi. Sono la parte innocente di questa nostra società, la quale però ha subito il danno più grande a causa di interessi maggiori, ancora oggi sconosciuti e misteriosi.

Sara Forni

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Sara Forni

About Sara Forni

Sara, classe ‘95, nasce in provincia di Bologna. Quando gli altri bambini a scuola sognavano di fare gli astronauti, lei ripeteva sempre che avrebbe voluto diventare una giornalista. Un po’ paladina della giustizia, un po’ incuriosita da tutto ciò che le accade vicino, non riesce mai a stare in silenzio. Il suo motto: «L’ironia salverà il mondo!»

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