14 luglio 1789: il dolce sapore della libertà

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14 luglio 1789. Una data che cambierà per sempre il corso della Storia, sinonimo di libertà e indipendenza popolare dagli eccessi del potere. Un Paese attraversato da forti tensioni sociali, crisi economica e diseguaglianze tra classi. A nulla era servito il tentativo riparatore da parte del re Luigi XVI di riunire al proprio cospetto aristocratici, alti prelati e delegati del ceto popolare (il cosiddetto “Terzo Stato”), in rappresentanza delle parti sociali, con l’intento di convergere su una crisi che minacciava seriamente la stabilità e l’esistenza stessa del Regno di Francia. Fu in quel preciso momento storico che i parigini, tra inquietudine e sospetti, irrompettero prepotentemente sullo scenario della rivoluzione.

RobespierreLa mattina del 14 luglio 1789 il popolo degli “arrabbiati”, composto principalmente da artigiani e piccoli commercianti stanchi dei soprusi della corona, si diresse armato di picche verso il carcere della Bastiglia, antica roccaforte del potere monarchico che dominava la parte orientale della città. Inaugurata da re Carlo V il 22 aprile 1370, dapprima teatro di banchetti e pomposi ricevimenti, in seguito trasformata dal potente cardinale Richelieu in prigione di Stato a partire dal XVII secolo. Le sue mura conobbero Voltaire, il marchese de Sade e tanti altri personaggi illustri. Vetusta, nonché gravemente danneggiata nelle fondamenta e ormai dismessa dal monarca per via dei costi di mantenimento elevati per le casse statali, considerata dal popolo autentico emblema del potere assoluto.



Gli insorti, guidati dal capopopolo Pierre-Augustin Hulin, bussarono alle porte della fortezza-prigione con l’intento di recuperare la polvere da sparo. Ogni tentativo di apertura da parte del governatore Bernand-René Jordan de Launey risultò vano, tant’è che nelle prime ore del pomeriggio i rivoltosi spezzarono le catene del ponte levatoio, penetrando così nel cortile interno del carcere, dove massacrarono i soldati di guardia e liberarono i pochi prigionieri reclusi all’interno della fortezza (quattro falsari, due matti e un libertino). Qualche ora più tardi iniziò lo smantellamento della fortezza: l’effige dell’assolutismo era stata spazzata via con le armi, la Rivoluzione francese era appena iniziata.

Gabriele Mirabella

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Classe ’92, calcio e giornalismo (e la buona tavola) sono il suo “pane quotidiano”. Tra le fantasie più recondite, quello di comparire tra le figurine Panini, pur non avendo mai giocato in Serie A. Ogni tanto si diletta con telecronache improvvisate di match inesistenti, tuttavia gli amici vorrebbero che sostituisse Beppe Bergomi a FIFA. Il suo sogno nel cassetto? Commentare una finale dei Mondiali.

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