La vita di cento donne ribelli raccontata nel libro che non ha paura del gender gap

La vita di cento donne ribelli raccontata nel libro che non ha paura del gender gap

Home » Attualità » La vita di cento donne ribelli raccontata nel libro che non ha paura del gender gap

Incontro con Elena Favilli, autrice del libro “Storie della buonanotte per bambine ribelli”. Tuttavia, non si tratta solo di un libro per bambini: questo è il sogno diventato realtà di due ragazze, la testimonianza concreta che impegno e determinazione possono portare a raggiungere qualsiasi risultato.

BOLOGNA – Lunedì sera, in Via Zamboni 38, Elena Favilli è tornata nella stessa aula dove da ragazza seguiva le lezioni di Semiotica, per raccontare la storia del libro, e anche un po’ la sua. Presenti in aula Giovanna Cosenza, professoressa e coordinatrice del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, Cristina Natali, Antropologa, e Costantino Marmo, professore di Semiotica, nonché ex docente della stessa Elena.

elena-francescaElena Favilli e Francesca Cavallo hanno deciso di raccontare la loro storia attraverso quella di cento donne, eroine quotidiane le quali non hanno mai perso la fiducia di affermare se stesse contro pregiudizi e stereotipi di genere. Francesca Cavallo è
autrice e regista di teatro: esperta d’innovazione sociale, ha fondato Sferracavalli, Festival internazionale d’immaginazione sostenibile. Elena Favilli è, invece, una giornalista-imprenditrice. Laureata in Semiotica all’Università di Bologna, ha studiato Digital Media a Berkeley, California. Trasferitesi a San Francisco, il loro progetto di start up, che in Italia aveva ricevuto numerosi apprezzamenti ma pochi finanziamenti, è stato incluso nell’incubatore di 500 start up di DaveMcClure. Storie della buonanotte per bambine ribelli diventa un caso editoriale: è il libro più finanziato nella storia del crowdfunding grazie a Kickstarter, il quale ha raccolto oltre un milione di dollari da 70 nazioni in soli 28 giorni, per un totale di un milione e 300 mila dollari dal lancio della campagna in aprile 2016 fino a ottobre dello stesso anno. Voci di Città ha avuto il piacere di intervistarle.

Come avete scelto le cento donne “ribelli ed esemplari” di cui narrate nel libro?

«Ѐstato fatto un lavoro di ricerca molto lungo che ha tenuto conto di tre criteri principali. Innanzitutto, volevamo che fossero donne le quali riuscissero a rappresentare tutti i campi possibili, cercando quindi di allargare ancor di più le professioni che poi sono state rappresentate. Volevamo raccontare storie che riguardassero non solo donne del passato, ma anche del presente. Non volevamo che il libro diventasse un enciclopedia del passato, ma che fosse intriso di aneddoti curiosi, anche divertenti. Il nostro intento era quello di raccontare storie di donne che compiono imprese straordinarie, sì, ma che possono essere anche le nostre vicine di casa, amiche o sorelle. Infine, abbiamo scelto storie che potessero avere aspetti interessanti per la vita del bambino».

Come si fa a raccontare, in una sola pagina, la vita intera di donne così importanti?

«Questa è stata una delle cose più difficili, indubbiamente. La formula che abbiamo deciso di usare è stata quella di combinare il genere della biografia con quello della favola, utilizzando il “C’era una volta…” per raccontare in modo romanzato fatti che sono accaduti realmente, privilegiando aspetti divertenti a tematiche più complesse. Ad esempio, nella storia di Virginia Woolf abbiamo scelto di concentrarci sul tema della depressione. Per scrivere alcune di queste storie abbiamo anche lavorato con una psichiatra per cercare di trattare al meglio temi che, a volte, sono considerati inappropriati per dei bambini, ma che invece noi crediamo sia importantissimo affrontare. Inoltre, c’è stato il desiderio di non cercare a tutti i costi il lieto fine, tipico delle storie per i piccoli. Vengono narrate storie che non hanno paura di affrontare anche argomenti difficili come, ad esempio, la storia di Anna Politkovskaja, o il tema del transgender».

downloadIn questo libro si parla di empowerment femminile, proposta costruttiva. Raccontaci qualcosa di questo straordinario successo che il libro ha avuto da un oceano all’altro, dagli Stati Uniti all’Italia.



 «Finché sono stata tra i banchi dell’Università, credevo che la parità di genere esistesse. Il risveglio è arrivato nei primi approcci con il mondo del lavoro. Il libro è nato anche grazie a questo, quando ti chiedi perché durante gli anni accademici, se i tuoi compagni più bravi erano le ragazze, una volta nel campo lavorativo si vedono solamente maschi. Proprio per questo, il libro ha dato un po’ fastidio, sia negli Stati Uniti che in Italia. Siamo in un periodo storico di grande movimento e risveglio in questo senso e c’è una grande voglia, nel pubblico, di sentire raccontare storie del genere. È anche vero, altrimenti negli Stati Uniti le elezioni non le avrebbe vinte Donald Trump, che c’è un enorme quantità di persone che, invece, queste cose non le vuole assolutamente sentir raccontare e che le vive come un attacco allo status quo, perché di fatto lo è. Questo era in parte il nostro scopo, come una sorta di provocazione, poiché è arrivato il momento di dirlo chiaramente e senza indugi che le donne devono prendersi lo spazio che meritano».

A tal proposito, quali sono le cose che hanno infastidito di più di questo progetto, ricevendo molte critiche?

«Il titolo. Ci chiedono spesso: “E i bambini?”. Noi spieghiamo con pazienza che il libro è per bambini, perché il gender gap è un problema che non riguarda solamente le donne, ma l’intera società. La scelta di non includere, per una volta, in un titolo figure maschili, corrisponde alla necessità di lanciare un messaggio. L’altra critica che viene fatta ricade sull’aggettivo “ribelli”. Questo aggettivo per noi era importante poiché parola, alle volte, di connotazione negativa, soprattutto se associata alla figura femminile. Le donne ribelli non è che piacciano tanto di solito, perché son donne che escono dagli schemi fissi della società. Noi abbiamo pensato di raccontare che essere ribelli, invece, è qualcosa di positivo, un tratto importante da coltivare in vista degli ostacoli che la vita mette davanti. In Italia, il personaggio che ha convinto di meno è quello di Margaret Thatcher. Scegliere di inserire questo personaggio molto scomodo e controverso, il quale ha avuto alcune pesanti ombre nell’arco del suo mandato politico, non è stato facile. Noi ci siamo poste questo problema, ma abbiamo poi deciso che il nostro libro non dovesse essere solo un volume di esempi positivi e celebrazioni sdolcinate ad ogni costo. Parlandone con la nostra Presidente della Camera, Laura Boldrini, ci disse che in Italia soltanto il 4% delle strade sono dedicate a donne e di questo 4%, l’80% è dedicato a sante. Le donne, quando vengono ricordate, devono essere delle sante, perfette: noi non solo non abbiamo incluso nemmeno una santa o una figura religiosa, ma abbiamo deciso di includere anche Margaret Thatcher, perché questa è la realtà dei fatti».

ragazze_ribelli_01Una domanda sulle immagini. Ogni racconto di questo libro è accompagnato da un ritratto: come avete coinvolto le illustratrici e scelto le immagini da realizzare?

«I ritratti sono fondamentali: il testo vive dei ritratti e viceversa. Sono 100 ritratti realizzati da 60 illustratrici donne provenienti da tutto il mondo. Questo è stato un modo per avere una grande diversità anche a livello visivo, perché ogni artista ha il suo stile differente e questo era importante per noi, mediante cui rappresentare le mille sfaccettature delle donne nella vita reale. E anche questa possiamo definirla una forma di ribellione».

Infine, l’incontro si è concluso con alcune domande più strettamente personali. Le storie alle quali si sente più vicina sono due: quella di Lella Lombardi, che racconta l’impresa di come il lavoro quotidiano possa creare qualcosa di straordinario; e un’altra, particolarmente interessante, ovvero quella della prima faraona vissuta molto prima di Cleopatra, della quale, a seguito della sua morte, furono cancellate tutte le sue tracce per evitare che venisse ricordata. Quello che davvero è importante, però, è il messaggio che il libro vuole lasciare: le storie sono brevi poiché vogliono essere degli spunti dai quali partire per avviare una ricerca ulteriore e suscitare curiosità nel bambino, soprattutto per far capire che la grandiosità che viene raccontata non appartiene solo alle protagoniste, ma a tutte le donne. Nella vita si ha bisogno di esempi e i primi con cui confrontarci devono essere le persone più vicine a noi, come la nostra mamma o la nostra nonna.

Sara Forni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Articoli di proprietà di Voci di Città, rilasciati sotto licenza Creative Commons.
Sei libero di ridistribuirli e riprodurli, citando la fonte.



About Sara Forni

Sara, classe ‘95, nasce in provincia di Bologna. Quando gli altri bambini a scuola sognavano di fare gli astronauti, lei ripeteva sempre che avrebbe voluto diventare una giornalista. Un po’ paladina della giustizia, un po’ incuriosita da tutto ciò che le accade vicino, non riesce mai a stare in silenzio. Il suo motto: «L’ironia salverà il mondo!»


Commenta con Facebook!

Stampa questa pagina


Tags

Ti potrebbero interessare anche:

sgroi