Impara l’arte e mettila nelle carceri

Impara l’arte e mettila nelle carceri

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carceri«L’altra città» è il nome dell’evento artistico-cullturale che ha preso il via nella mattinata del 6 maggio scorso nella casa circondariale Carmelo Magli di Taranto. Si tratta di un percorso mirante a produrre un effetto empatico nel visitatore, coinvolto attivamente in un percorso interattivo nell’ ambiente carcerario. Un modo per valorizzare e per non dimenticare le emozioni di chi ha sbagliato e per quegli errori sta pagando. Un esperimento, insomma, che nel totale rispetto della legge, ricorda di non dimenticare quello per l’umanità. La manifestazione curata dal teorico e critico d’arte Achille Bonito Oliva e da Giovanni Lamarca, teorico e critico d’arte l’uno, comandante del reparto di polizia penitenziaria della Carmelo Magli l’altro, è stata resa possibile con la sinergia e la collaborazione di detenuti, personale in servizio e in pensione, ma anche artisti e scrittori.

«È stato un progetto particolarmente complicato perché si è rivelato una strada fortemente in salita; c’è stato un iter burocratico, istituzionale e quant’altro, però tanta era l’efficacia di questo percorso sensoriale, emozionale che io ero certa che si sarebbe giunti allo straordinario risultato che oggi possiamo apprezzare. In questo caso, al visitatore non si dà una semplice conoscenza, ma si fa vivere, anche se per pochi minuti, quello che accade in carcere. Riuscendo, come ha affermato il dott. Cantone, per la prima volta a dire chi siamo e cosa facciamo. Alla fine il senso è che qualsiasi contenitore che insiste in un territorio può funzionare soltanto attraverso la sinergia di tutti coloro che devono necessariamente contribuire alla finalità per la quale tu svolgi la tua attività» ha affermato la candidata sindaco Stefani Baldassari secondo quanto riportato da testate locali.

carceriLa mostra è collocata nella sezione femminile del carcere del capoluogo pugliese andrà avanti fino al 18 giugno. Il progetto è articolato in tre momenti. Un gruppo di detenute è stato infatti inizialmente impegnato in un laboratorio sulla didattica dell’arte ed è grazie al loro intervento artistico che i visitatori, estranei a questa realtà, possono immedesimarvisi. L’arte come forza prorompente, dunque,capace di spingere l’ego al di là delle sbarre. Una tendenza intrinseca presente in ognuno che non subisce condanne, se non dal proprio essere. Attività volte a far prendere consapevolezza di potenzialità che possono ancora essere sfruttate nonostante tutto; un linguaggio universale attraverso cui mettere a nudo le proprie sofferenze: prima difronte a sé stessi e poi davanti agli altri. Una serie di attività sinonimo anche di momenti relazionali e socializzanti. Una sorta di “impara l’arte se ti senti da parte”, insomma.



Non sono poi mancati, in una seconda fase, interventi artistici che hanno temperato la freddezza di  un’ordinaria sezione detentiva con segni, simboli, scritture e immagini creando un’eccezionale installazione site specific. Il terzo momento è costituito dall’apertura, su previa domanda, del carcere alla società civile, che potrà prendere visione dell’installazione stessa. I fruitori interaggiranno con una realtà ben lontana dalla loro: rimarranno per qualche minuto chiusi in una cella così da prospettarsi e immedesimarsi per qualche secondo nella vita di qualcun altro per poi passare attraverso un’accurata stimolazione emotiva e sensoriale dalla sensazione di isolamento a quella di emancipazione e riconquista della propria libertà.

craceriAl progetto segue una pubblicazione monografica curata da Achille Bonito Oliva e Giovanni Lamarca, edita da Edizioni Gangemi di Roma. Una raccolta di testi di Achille Bonito Oliva, Giovanni Lamarca, Roberto Lacarbonara, Giulio De Mitri, Anna Paola Lacatena succedono alla prefazione del provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria per la Puglia e la Basilicata, Carmelo Cantone. Il ricavato della vendita verranno devoluti all’associazione di volontariato penitenziario Noi e Voi, ente promotore di questo come di altri progetti finalizzati al recupero dei detenuti.

«L’altra città», astratta metafora e allo stesso tempo prova concreta di cambiamento sembra farsi portavoce a colori dell’art 27 della Costituzione. Quella stessa disposizione che pone alla base del nostro sistema penale e a giustificazione della pena la finalità rieducativa. Un processo che spesso nell’inefficenza delle strutture carcerarie, da un lato, e nel costante pregiudizio della società, dall’altro, sembra rimanere vincolato alla forma e perdere sostanza. Per questo motivo, probabilmente, nasce la consapevolezza della necessità di rieducare tutti, colpevoli e innocenti. Rieducare all’arte, rieducare alla bellezza: rieducare così alla bellezza dell’arte della giustizia.

Concetta Interdonato

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Concetta Interdonato

About Concetta Interdonato

Concetta Interdonato studia Giurisprudenza a Catania. Timida e silenziosa secondo alcuni, chiacchierona e spavalda secondo altri, probabilmente è solo lunatica. Si definisce combattiva anche se con la scrittura è alle prime armi. Ama viaggiare, il mare, la gente e le sue storie e sogna di averne una un giorno che valga la pena di essere raccontata.  Ai rigidi programmi preferisce le azioni del presente, indicativo preferibilmente.

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